LA COMMISSIONE ANTIMAFIA A SFERRACAVALLO

di Antonino Piscitello

La risposta delle istituzioni si è fatta sentire ieri a Sferracavallo, dove la Commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, si è riunita nei locali della scuola di via Tacito.

Un incontro dal forte valore simbolico, organizzato per fare fronte comune dopo la preoccupante escalation criminale che ha colpito la borgata marinara e i comuni limitrofi. Al centro del dibattito ci sono stati episodi di inaudita violenza, come la vetrata del ristorante “Il Brigantino” crivellata da colpi di Kalashnikov e il devastante incendio che ha distrutto il parco auto dell’azienda di Tommaso Dragotto.

La platea delle grandi occasioni era al completo: c’erano il prefetto Massimo Mariani, il presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla insieme ai primi cittadini di Capaci, Carini, Isola delle Femmine e Torretta, oltre al presidente della Regione Renato Schifani e ai rappresentanti di associazioni antiracket come Addiopizzo e Confesercenti. Eppure, dietro questa imponente presenza di autorità e sigle, è emerso un vuoto difficile da ignorare: la quasi totale assenza dei cittadini e, soprattutto, dei commercianti del quartiere, con pochissime eccezioni tra cui il titolare del Brigantino.

Durante il confronto, Cracolici ha insistito sulla necessità di una reazione civile per rompere il silenzio, definendo l’indifferenza come il pericolo più grande da combattere. Dal canto suo, il sindaco Lagalla ha espresso forte preoccupazione per una doppia minaccia che grava sul territorio, diviso tra l’aumento della criminalità giovanile e il ritorno in libertà di vecchi boss mafiosi. Anche il governatore Schifani ha voluto dare un segnale concreto, annunciando il rifinanziamento dei rimborsi regionali per le imprese colpite da attentati e portando la sua solidarietà a Dragotto.

Proprio l’imprenditore, presente all’incontro, ha lanciato un messaggio di ferma resistenza, ma non ha risparmiato critiche concrete alle strategie di sicurezza. Dragotto ha infatti definito del tutto inutili le telecamere promesse dal Viminale e ha bocciato l’idea di presidi fissi, impraticabili per la cronica carenza di personale, chiedendo invece pattuglie dinamiche e un controllo reale delle strade.

Nonostante le rassicurazioni del magistrato Morosini sulla vicinanza dello Stato, la verità che emerge da questa giornata è che la solidarietà e i tavoli tecnici non bastano a scacciare la paura. Fino a quando le parole e le promesse non si tradurranno in un potenziamento effettivo, visibile e dinamico delle forze dell’ordine sul territorio, il senso di solitudine dei commercianti e la sfiducia dei cittadini rischieranno soltanto di crescere ancora.