Ieri, l’ex generale Roberto Vannacci ha inaugurato il suo tour siciliano presentando il suo neonato movimento politico, “Futuro Nazionale”, nella cornice del Romano Palace Luxury Hotel di Catania.
La platea che ha riempito la sala conferenze era esattamente come ci si aspettava: un misto di nostalgici ben noti alle cronache locali, camicie nere d’ordinanza e qualche testa rasata.
L’unico dato parzialmente anomalo, che merita una riflessione, era dato dalla presenza di alcuni gruppi di giovani e giovanissimi curiosi, attirati più dal personaggio mediatico che da una reale coscienza ideologica.
Tuttavia, l’essenza politica dell’operazione non cambia. La nascita di un movimento che di fatto si richiama, nei toni e nei simboli, ad alcuni disvalori del ventennio fascista rappresenta una mina vagante per l’attuale coalizione di governo.
Per una destra di sistema che punta alla legittimazione internazionale e alla stabilità istituzionale, un’alleanza formale con la creatura di Vannacci è semplicemente impraticabile. Questo posizionerà inevitabilmente Futuro Nazionale al di fuori del perimetro della coalizione di centrodestra.
Le conseguenze strategiche di questo scenario sono matematiche prima ancora che politiche. Rimanendo fuori dalle coalizioni principali, i voti intercettati da Vannacci – che pur vanta numeri in crescita, con oltre 73mila tesserati dichiarati a livello nazionale – finiranno per essere “congelati” in un bacino sterile. Non potendo fare massa critica in un’alleanza di governo, queste preferenze verranno sottratte direttamente ai partiti del centrodestra tradizionale, indebolendone la tenuta complessiva.
In un sistema elettorale dove anche pochi punti percentuali decidono i collegi chiave, non c’è dubbio che i voti sottratti e congelati da Vannacci finiranno per favorire soltanto Elly Schlein e la sinistra. Dividendo e cannibalizzando l’elettorato conservatore, l’ex generale sta involontariamente servendo al Partito Democratico il più inaspettato dei regali politici.