PERCHÈ LA SICILY BY CAR?

di Redazione

La notte palermitana ha visto la Sicily by car di Tommaso Dragotto finire ancora una volta nel mirino di un devastante attacco incendiario. Intorno alle due e trenta dell’11 giugno, un commando organizzato ha preso d’assalto il deposito situato in via San Lorenzo, scatenando un inferno di fiamme che ha seriamente danneggiato nove autovetture e due furgoni. Le prime risultanze investigative, emerse dall’analisi accurata dei sistemi di videosorveglianza, rivelano una sequenza di impressionante rapidità ed efficienza criminale. A compiere il raid distruttivo sono stati tre malviventi, i quali hanno impiegato appena un minuto e dodici secondi per cospargere i veicoli di liquido infiammabile, appiccare il fuoco e darsi a una fuga precipitosa.

L’intervento immediato delle squadre dei vigili del fuoco ha evitato il peggio, ma l’episodio, il terzo gravissimo atto intimidatorio subito dall’azienda nell’arco di soli tre mesi, riapre una ferita profonda. Il medesimo parcheggio di via San Lorenzo era già stato teatro di un’azione di stampo mafioso il 21 marzo scorso, quando una tempesta di proiettili esplosi da un fucile d’assalto Kalashnikov, impugnato da un gruppo composto sempre da tre persone, aveva crivellato l’ingresso della struttura.

La catena di violenze aveva poi registrato una seconda tappa lo scorso 27 maggio, quando i criminali avevano preso di mira lo spazio espositivo aziendale di Villagrazia di Carini, inaugurato appena venti giorni prima. In quel frangente, il bilancio era stato persino più pesante, con circa venti automobili completamente distrutte o gravemente danneggiate dall’azione del fuoco prima che la situazione venisse faticosamente riportata sotto controllo.

Questo accanimento colpisce una realtà imprenditoriale di primissimo piano nel panorama economico nazionale. Fondata nel lontano 1963, la società è cresciuta fino a diventare un colosso dell’autonoleggio. Di fronte a questo ennesimo attacco, la reazione del presidente della compagnia è stata improntata alla massima fermezza e al rifiuto categorico di piegarsi alle logiche del racket estorsivo.

L’imprenditore ha manifestato un profondo dolore per il clima di violenza che sta soffocando Palermo, definendo la situazione attuale del tutto intollerabile. Pur ribadendo di non conoscere le precise pretese dei criminali e di non aver ricevuto messaggi espliciti, Dragotto ha chiarito che l’azienda non indietreggerà di un solo millimetro davanti a queste minacce e che non cederà mai ad alcuna intimidazione.

Poco dopo il divampare dell’ultimo incendio, la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha sferrato un colpo alla malavita locale, disponendo otto fermi di indiziati di delitto eseguiti da Polizia di Stato e Carabinieri. I provvedimenti mirano a frenare l’escalation criminale esplosa nel territorio locale controllato dal mandamento mafioso di Tommaso Natale e San Lorenzo. L’auspicio della cittadinanza e degli osservatori è che tra i soggetti finiti in manette in queste ore vi siano gli autori materiali e i mandanti delle sistematiche intimidazioni subite dall’autonoleggio, restituendo un briciolo di giustizia a un’impresa così duramente colpita.

La gestione dell’ordine pubblico a Palermo desta, da diverso tempo, una crescente preoccupazione. Proprio in occasione di un recente question time alla Camera dei deputati, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che il prossimo lunedì sarà a Palermo a presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza, aveva rivendicato con forza la bontà della strategia governativa per il capoluogo siciliano.

Il titolare del Viminale aveva parlato di iniziative perfettamente in linea con l’azione nazionale, promettendo più risorse, maggiori tutele e stipendi più alti per le forze di polizia, oltre a cospicui investimenti tecnologici per la sicurezza urbana e a un contrasto più efficace contro ogni forma di eversione e criminalità organizzata. La realtà dei fatti, però, si sta incaricando di dimostrare che Palermo ha bisogno di misure straordinarie.

La percezione diffusa è che la criminalità organizzata, nel capoluogo siciliano, stia usando questi attacchi ripetuti contro una società così visibile e necessariamente sorvegliata per lanciare un messaggio ben preciso. Colpendo ripetutamente lo stesso obiettivo, la criminalità organizzata intende comunicare al mondo imprenditoriale che non ha paura di imporre a tutti il suo modello criminale e perseguirlo fino in fondo. Inoltre, questa strategia vuole dimostrare che non teme in alcun modo la reazione dello Stato. Sfidando apertamente le istituzioni sul territorio, i clan cercano di accreditarsi come l’unica vera autorità capace di esercitare un controllo effettivo e coercitivo.

A rendere ancora più allarmante il quadro complessivo è il profilo anagrafico dei soggetti fermati nell’ultimo blitz della Dda. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano infatti diversi giovani, a testimonianza di come la mafia riesca a rigenerarsi quotidianamente arruolando forze fresche, leve giovanili spregiudicate e pronte a compiere qualsiasi efferatezza. Di fronte a una criminalità che si rinnova e lancia sfide così aperte, la risposta delle istituzioni democratiche deve essere immediata, energica e incisiva, poiché in questa delicata partita lo Stato a Palermo rischia seriamente di pagare un prezzo troppo alto.

Intanto il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha deciso di assegnare la scorta a Tommaso Dragotto, titolare di Sicily by Car.