Dopo la potente scoppola delle amministrative, il centrodestra si è finalmente incontrato a livello di vertice con l’impegno di dirsi tutto anche se all’inizio avrebbe fatto un pò male.
Fuori dai luoghi istituzionali, spesso peraltro inopportuni, questa volta l’incontro è stato al Grand Hotel delle Palme a Palermo.
Erano presenti i responsabili regionali dei partiti della coalizione: Nino Minardo (Forza Italia), Luca Sbardella (Fratelli d’Italia), Nino Germanà (Lega), Marianna Caronia (Noi Moderati), Fabio Mancuso (Grande Sicilia), Decio Terrana (Udc), Carmelo Pace (Democrazia Cristiana).
E come ogni vera alleanza, finalmente si è parlato del passato e delle lezioni che da questo bisogna apprendere, prima di parlare del futuro che è reale solo se parte dal rispetto della parola data o dal chiarimento e dal pentimento per il mancato rispetto.
Per fidarsi davvero bisogna dirsi tutto quello che si pensa gli uni degli altri. Non occorre amore e nemmeno amicizia, serve fiducia e questa finora nel centrodestra è mancata quasi del tutto.
Il comunicato finale , che peraltro non tutti volevano fosse stilato, come è normale che sia non riporta la realtà della riunione, ma testimonia comunque la volontà generale e il grado di consapevolezza che per la prima volta sembra alto. Come si diceva una volta: “Nenti fa beni quantu li vastunati”.
“Non si può ignorare il messaggio arrivato dalle urne – si legge – che ha certamente evidenziato un problema: gran parte della responsabilità va attribuita all’esserci presentati divisi in tante realtà locali.” Non si dice ovviamente di chi è la responsabilità, ma l’autocritica è certamente un passo avanti.
“I risultati conseguiti – prosegue la nota – se da un lato confermano la forza del centrodestra e il consenso di cui continua a godere tra i siciliani, dall’altro richiamano tutte le forze della coalizione alla necessità di rafforzare il coordinamento politico, la programmazione condivisa e la capacità di tradurre l’unità dell’alleanza in una proposta sempre più coesa e competitiva sui territori. Da questa consapevolezza intendiamo ripartire, facendo tesoro delle indicazioni emerse dal voto”.
Chissà se hanno tutti capito cosa significa questo passaggio e soprattutto se intendono realizzarlo davvero? L’unica traduzione possibile è “non si fa nulla che non passi dall’accordo del tavolo dei responsabili di partito“. Questa è lunica regola da rispettare e i responsabili di partito hanno l’obbligo di non alzarsi finchè non si trova l’accordo.
Altrimenti, e adesso si sa per certo, vincerà il populismo di La Vardera che è stato colpevolmente sottovalutato.
E adesso arriva l’indispensabile petizione di principio che deve diventare giuramento per tutta la coalizione se il centrodestra intende governare ancora la nostra isola: “l’unità della coalizione – si legge nel comunicato – rappresenta un valore irrinunciabile e una condizione essenziale per continuare a garantire stabilità, buon governo e prospettive di sviluppo alla Sicilia. Per questo confermiamo il nostro impegno a mantenere unito il centrodestra e ad affrontare insieme, con responsabilità e spirito di squadra, i prossimi appuntamenti politici ed elettorali”.
Si chiude con una speranza e un augurio: “Ciò che unisce l’identità del centrodestra è più forte di ciò che può dividerlo. Continueremo a lavorare insieme nell’interesse della Sicilia e dei siciliani”.
Non parleremo degli scontri tra i protagonisti; soprattutto tra Lega, DC e Grande Sicilia (a proposito è la prima volta che non spunta in combinazione con il nome Mpa). Non hanno nessuna importanza, se le parole del comunicato sono vere, e se sono false non ha nessuna importanza l’intera riunione.
Quello che ci preme è che il centrodestra ritrovi compattezza e sappia scontrarsi alle prossime elezioni con una sinistra anch’essa compatta. Due coalizioni con programmi chiari tra i quali scegliere, isolando demagoghi e populisti come La Vardera che sarebbero invece la rovina dell’isola.
P.S. 1 A proposito, come è ovvio niente elezioni anticipate a meno che a qualcuno non scappi la frizione.
P.S. 2 Il vizio degli incontri tra i partiti di non produrre neanche una foto collettiva è veramente insopportabile. Guardare in faccia i protagonisti spesso aiuta a capire cosa è successo davvero.