La diocesi di Piazza Armerina, guidata dal vescovo Rosario Gisana, sembra non trovare un momento di serenità.
DIOCESI DI PIAZZA ARMERINA
Dopo il profondo scossone provocato dalla dolorosa vicenda dell’ex prete Giuseppe Rugolo, condannato per violenza sessuale su minori e con il vescovo stesso finito sotto accusa per presunta falsa testimonianza, la comunità locale si trova oggi ad affrontare un altro gravissimo scandalo.
Un catechista attivo in una parrocchia della diocesi è stato infatti condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione con l’accusa di abusi sessuali aggravati e corruzione di minorenne ai danni di due bambine che, all’epoca dei fatti, avevano meno di quattordici anni.
I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe costretto ripetutamente con la violenza una delle due bambine a subire atti sessuali nei mesi di novembre e dicembre del 2021.
Nei confronti della seconda piccola vittima, invece, le violenze si sarebbero consumate all’inizio di gennaio del 2022, sfruttando un momento in cui la bambina si trovava ospite a casa sua e gli era stata temporaneamente affidata. A questa drammatica sequenza si è aggiunto anche il reato di corruzione di minorenne, protrattosi fino alla primavera del 2023.
Il processo si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice per le indagini preliminari di Enna, il quale ha emesso una sentenza persino più severa rispetto a quella che era stata la richiesta iniziale del pubblico ministero, fermatasi a sei anni e otto mesi.
Oltre alla pena detentiva, la sentenza impone restrizioni pesantissime: il condannato subirà l’interdizione perpetua da qualsiasi incarico che riguardi la cura, la tutela o il contatto con i minori, perderà il diritto agli alimenti, non potrà temporaneamente esercitare pubblici uffici e subirà la sospensione da arti o professioni. Il giudice ha inoltre disposto la distruzione di tutto il materiale sequestrato e il risarcimento dei danni alle parti civili.
Durante il dibattimento in aula, i legali dell’imputato avevano provato a chiedere l’accesso ai percorsi di giustizia riparativa, ma il giudice ha respinto fermamente la richiesta nel timore che un simile cammino potesse esporre le due bambine a ulteriori e insostenibili traumi di natura psicologica e fisica.
Una volta pronunciato il verdetto, i genitori delle due piccole vittime hanno deciso di compiere un passo importante, trasmettendo l’intera documentazione processuale direttamente alla curia vescovile. L’obiettivo è quello di spingere le autorità ecclesiastiche a intervenire con fermezza, impedendo all’uomo qualunque tipo di futuro contatto con i minori all’interno delle parrocchie e degli ambienti religiosi che l’ex catechista continua a frequentare.