DIVIETO DI SOCIAL AI MINORI: CONTINUA L’ONDATA DI LEGGI

di Elena Mandarà

Anche il Regno Unito ha annunciato nuove regole sull’utilizzo dei social da parte dei minori a partire dal 2027, e il Canada apre a una “terza via”.

Dopo un ampio dibattito e una consultazione pubblica, anche il Regno Unito ha annunciato l’arrivo di una legge per vietare l’utilizzo dei social media ai minori di 16 anni e introdurre alcune restrizioni per i minori fra i 16 e 18 anni, quale ad esempio meccanismi per limitare l’utilizzo notturno dei social e il cosiddetto “scrolling infinito”. La legge dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno, per far sì che le misure entrino in vigore nella primavera del 2027.

L’ormai ex primo ministro inglese Starmer – che ha rivendicato questa legge fra i successi del proprio Governo durante il discorso di dimissioni – ha detto che l’introduzione di queste misure è necessaria per garantire la protezione dei minori nel mondo digitale, pur essendo consapevole del fatto che i social hanno portato anche dei benefici.

Quello del bilanciamento fra i benefici e le conseguenze negative dell’utilizzo dei social da parte dei minori è uno degli aspetti più dibattuti, nonché uno degli argomenti su cui fa leva chi è contrario a questo genere di misure e, prime fra tutti, le piattaforme stesse. Ad oggi, non c’è una prova scientifica del legame fra social e, ad esempio, problemi di salute mentale, fenomeni come ansia e stress, o forme di dipendenza, anche se le recenti decisioni dei giudici americani e le azioni della Commissione europea depongono verso l’esistenza di questo legame. Una conferma che, proprio in questi giorni, sembra arrivare anche dall’ultimo risultato dell’Eurobarometro pubblicato dall’Unione Europea.

Il modello a cui si ispirerà la legge del Regno Unito è quello australiano, e prevede una lista di piattaforme per cui varrà l’obbligo di divieto (lista che non è ancora stata pubblicata, ma che dovrebbe includere le maggiori piattaforme di social media come Instagram, Facebook, TikTok, X e YouTube, ma non YouTube Kids), dalle quali saranno escluse le app di messaggistica come WhatsApp e Signal.

Già dopo l’entrata in vigore della legge australiana l’idea di includere solo alcune piattaforme fra quelle vietate aveva fatto sollevare alcune polemiche legate al rischio che i ragazzi migrassero su piattaforme minori, ma meno sicure. Un rischio che non si è ancora concretizzato in maniera significativa soprattutto perché, come raccontato dal New York Times, il divieto introdotto dall’Australia non ha sortito gli effetti sperati, e almeno il 70% degli adolescenti australiani starebbe continuando a utilizzare i social senza problemi.

La responsabilità di controllare che le regole sui limiti di età siano rispettate e le eventuali conseguenze, nel modello australiano come in quello proposto nel Regno Unito, è in capo alle piattaforme, ma il problema principale rimane sempre lo stesso: l’assenza di sistemi adeguati e sicuri per la verifica dell’età degli utenti. Se i ragazzi australiani sono stati in grado di bypassare facilmente il divieto, infatti, è perché i sistemi attuali possono essere ingannati facilmente, o perché non è difficile affidarsi a soluzioni come le VPN.

Stando all’annuncio fatto da Starmer, la legge dovrebbe regolare anche aspetti ulteriori, quali la limitazione delle funzionalità delle piattaforme di gaming e live streaming che permettono ai minori di interagire con sconosciuti online, e il divieto per i minori di 18 anni di utilizzare chatbot che simulano relazioni sentimentali.

Un approccio un po’ diverso arriva invece dal Canada, dove pure il Governo ha proposto una legge per la regolamentazione dell’utilizzo dei social network e dei chatbot da parte dei minori. La proposta prevede, infatti, un divieto ai social per i minori di 16 anni, ma apre alla possibilità per le piattaforme di essere esentate da questo divieto, dimostrando di avere adottato misure adeguate a garantire la sicurezza degli utenti. Una “terza via” ancora inesplorata, che però potrebbe diventare un esempio virtuoso di legislazione che promuove maggiore sicurezza seguendo un principio di ragionevolezza e proporzionalità. La legge prevede, inoltre, obblighi ulteriori di controllo e rimozione di alcuni contenuti pericolosi, e di implementazione di misure per la mitigazione dei rischi legati all’utilizzo dei chatbot, nonché di segnalazione di situazioni di rischio, come nel caso di utenti che manifestano intenzioni di suicidio o simili.