INTERVISTA A ISMAELE LA VARDERA

di Redazione

Iniziamo con quello che ormai è oggettivamente diventato il leader dell’opposizione, cioè Ismaele La Vardera, un ciclo di interviste di tre domande ad esponenti del mondo politico siciliano. Domande senza filtro perchè riportano esattamente parola per parola le risposte degli intervistati (domande e risposte inviate per iscritto). Ringraziamo l’on. La Vardera per avere accettato l’intervista con il nostro giornale che ha dimostrato in più occasioni di essere il più distante dalle sue idee.

TRE DOMANDE A ISMAELE LA VARDERA

La sua candidatura alla Presidenza della Regione è certa o alla fine sarebbe disposto a rinunciare? E a quali condizioni?

La mia candidatura nasce a dicembre, non oggi. Nasce con l’essermi messo a disposizione di un campo alternativo al governo Schifani, chiedendo finanche le primarie. Non ho avuto alcun riscontro, nel frattempo il nostro Movimento é cresciuto dimostrando che dai sondaggi, può, con una proposta credibile, vincere in comuni impensabili come Agrigento e Bronte. Per tutte le ragioni di cui sopra non vedo le ragioni per cui dovrei fare un passo indietro. Poi per chi? Non ho mai anteposto la carriera personale agli interessi dalla Sicilia. Mi hanno offerto da seggi blindati alla camera, passando per candidature in capoluoghi di provincia. Mentre la Meloni blinda una legge in cui spariscono le preferenze io cerco una cosa di cui tanti politici hanno paura: esser giudicato dal popolo sovrano con il diritto sacrosanto di votarmi o meno.

Se il campo largo decidesse per le primarie, lei parteciperebbe e con quali priorità programmatiche?

Le primarie, che io non temo, non si sono sempre rivelate la soluzione. Anzi la scorsa volta sono state celebrate e poi si è rotto quel patto, e io non c’ero nemmeno, ecco per quale ragione oggi dovrebbero rappresentare la soluzione? Dice bene i temi. Partiamo da fare esattamente il contrario di ciò che ha fatto il governo Schifani. In tema sanità smetterla di usarla come un bancomat nominando a volte i peggiori, nei posti migliori. Come? Fare una riforma seria nella scelta della governance. Ai vertici delle aziende non possiamo mandare i trombati dalla politica che si candidano alle elezioni, perdono, e poi li piazziamo alle Asp così come è avvenuto con il caso Trapani. In tema di infrastrutture, Schifani é commissario straordinario a tutto. Alle autostrade, ai rifiuti e persino all’acqua. Questi poteri speciali non hanno prodotto alcuna miglioria ai siciliani. Il prossimo presidente della regione deve come priorità assoluta dare ai siciliani una Palermo Catania e una Messina Catania senza più cantieri. Nel resto del mondo impiegano meno a farle le autostrade, qui invece per rattoppare impieghiamo il triplo. Il prossimo presidente della regione deve rivedere la concessione data nel 2004 a Siciliacque. Abbiamo messo nelle mani dei privati il bene più importante, con l’aggravante che c’è chi si arricchisce ma nelle case dei siciliani l’acqua é quasi un miraggio. La nostra proposta è chiara, applicare l’articolo 30 della convenzione che mette nelle condizioni di uscire da questo accordo scellarato per arrivare ad una gestione totalmente pubblica in capo alla regione e ai comuni.

Lei ha recentemente chiesto che Siciliacque venga affidata in mano pubblica invitando la Regione ad acquistare il 75% della società adesso in mani private. Non teme che questo comporti il rischio della costituzione di un nuovo carrozzone politico?

No, perché adesso siamo davanti ad un monopolio che non offre il servizio degno del nome che porta, il bene più prezioso come è quello dell’acqua non può essere dato in mano a chi per ovvie ragioni e per natura stessa dell’ente persegue interessi economici. L’articolo 30 é la soluzione per un presidente che persegue gli interessi della collettività, Schifani lo farà valere? Noi faremo partire una raccolta firme e una mobilitazione regionale senza precedenti