Bastano undici parole a Ismaele La Vardera per seppellire per sempre il campo largo in Sicilia: “non vedo le ragioni per cui dovrei fare un passo indietro”.
Con queste parole rilasciate ieri in un intervista al nostro giornale il leader di Controcorrente chiude ad ogni certezza sostenuta del Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico di poterlo convincere con promesse di posti a Roma o a Palermo.
“Mi hanno offerto – ha detto – seggi blindati alla Camera, passando per candidature in capoluoghi di provincia”.
Ma Ismaele La Vardera non ha alcuna intenzione di fare passi indietro. La sua corsa verso la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana prosegue senza sosta, incurante di ogni lusinga di vertici regionali e nazionali della sinistra.
Hanno provato a convincere la stampa dell’isola che La Vardera stesse alzando la posta per ritirarsi ed invece erano loro che alzavano la posta per farlo ritirare.
La determinazione del leader di Controcorrente emerge chiara di fronte alle esitazioni degli alleati. La Vardera ha deciso di correre a prescindere dai posizionamenti che assumeranno gli altri potenziali contendenti del cosiddetto campo largo: una scelta di autonomia che mette a nudo la fragilità delle trattative sotterranee che da mesi logorano la coalizione di sinistra.
La riunione del campo largo di oggi pomeriggio a Palermo è sostanzialmente inutile. La sinistra è ormai costretta a rispondere ad un dilemma: si schiererà con La Vardera o contro? Il problema è che nessuno dei convitati pensava di dover fare questa scelta. Si trovano di fronte ad un nuovo Crocetta e hanno la consapevolezza di non essere capaci di controllarlo.
Resta solo la proposta di tenere le primarie, che presentano però due rischi: il primo è che La Vardera decida di non partecipare, il secondo è che partecipi e le vinca. Entrambe le ipotesi sono un suicidio per la sinistra.
Nell’intervista al nostro giornale, il leader di Controcorrente ha espresso una posizione scettica sulle primarie. Pur non ponendo veti formali alla consultazione, il candidato evidenzia come i precedenti storici dimostrino che la selezione attraverso i gazebo non sempre abbia rappresentato la soluzione ideale, avendo anzi spesso accelerato la rottura di patti programmatici faticosamente siglati.
L’errore del Partito Democratico è sempre lo stesso: si sono trovati di fronte un leader demagogico e populista, hanno pensato di utilizzarlo e adesso rischiano di esserne utilizzati e di non contare nulla essendo peraltro spaccati all’interno.
I 5 Stelle hanno fatto di peggio: hanno visto nel giovane agitatore moralista la loro copia esatta di qualche anno fa, le stesse parole, gli stessi atteggiamenti. E hanno pensato “è come eravamo noi, facciamogli un’offerta e l’accetterà”. Ma La Vardera è come loro, ma è molto più ambizioso.
Tutti a sinistra sanno che un fronte guidato dall’estremista La Vardera ha poche possibilità di vincere, ma sanno anche che senza La Vardera le possibilità di vincere sono ancora meno.
Non vorremmo essere nei loro panni.