Il Centrodestra siciliano si trova di fronte a una prova di maturità politica che richiede di superare le logiche dei personalismi e delle scadenze affrettate. In questo contesto, l’appello alla concretezza lanciato sulle pagine dell’Ansa dal commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, coglie nel segno un aspetto fondamentale della gestione del potere: l’efficacia di un’amministrazione si misura solo sui risultati portati a compimento. Anticipare i tempi del dibattito sulle candidature rischia infatti di trasformarsi in un boomerang per l’intera maggioranza, alimentando un “toto-nomi” che appassiona gli addetti ai lavori ma lascia del tutto indifferenti i cittadini.
“Manca oltre un anno alle elezioni in Sicilia e mi aspetto, da me stesso e da ogni soggetto politico di Forza Italia e dai nostri alleati, un maggiore ed esclusivo attivismo su ciò che di buono è stato fatto in questi anni e su cosa vogliamo fare nei prossimi mesi per la Sicilia e per i siciliani”.
Questa dichiarazione esprime la necessità di non disperdere il patrimonio di stabilità costruito finora. Le parole di Minardo rispondono idealmente anche al collega di partito Marco Falcone, che a margine di un evento organizzato sabato a Catania aveva parlato della necessità di trovare un leader credibile da candidare alla presidenza della Regione. La linea indicata dal commissario è netta e non lascia spazio a fraintendimenti, ponendosi come un freno alle posizioni personali che spesso rischiano di incrinare la compattezza delle coalizioni.
Sul punto, Minardo si dice pronto a collaborare, rifiutando però di partecipare a un dibattito sulle candidature che definisce autolesionista. Per lui, le manovre e le autoinvestiture che riempiono i giornali non trovano spazio nelle sedi opportune e non interessano né alla classe dirigente né ai siciliani.
Al di là delle dichiarazioni dei singoli, è l’analisi stessa dello scenario politico attuale a suggerire cautela. Sebbene esista una remota possibilità teorica che le urne possano aprirsi già nella prossima primavera, il quadro generale e le scadenze naturali rendono ormai quasi certo che le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Presidenza della Regione si svolgeranno nel prossimo autunno. Questo significa che la maggioranza ha davanti a sé un anno abbondante, un periodo di tempo significativo che non può essere sprecato in sterili discussioni interne o in posizionamenti tattici.
Al contrario, questo lasso di tempo deve essere gestito con la massima efficienza per continuare a produrre i risultati che hanno caratterizzato la legislatura sino a questo momento. La macchina del governo regionale ha bisogno di continuità e di serenità per completare i progetti in corso e per dare risposte alle emergenze dell’Isola, obiettivi che diventerebbero irraggiungibili se la coalizione si avvitasse in una campagna elettorale permanente e anticipata.
In questo scenario, l’errore più grave che la coalizione di governo potrebbe commettere sarebbe quello di copiare i passi falsi della sinistra. Le opposizioni sono già visibilmente impantanate in uno scontro fratricida su chi debba rappresentarle nella corsa alla presidenza, una palude di posizionamenti e discussioni che ne depotenziano l’alternativa politica. Il fronte moderato può invece dimostrare una netta differenza stilistica e sostanziale. Per farlo in modo efficace, è necessario che i partiti della maggioranza stabiliscano sin da ora una tabella di marcia chiara e un metodo preciso.
Questo percorso programmatico dovrà concludersi, a tempo debito, con la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Siciliana, valutando serenamente l’ipotesi di un secondo mandato per l’uscente Renato Schifani oppure l’individuazione di una figura alternativa, purché emersa attraverso un metodo pienamente condiviso e unitario tra tutte le forze politiche della coalizione. Fino a quando quel momento non sarà giunto, la parola d’ordine deve rimanere una sola: concentrarsi esclusivamente sulla Sicilia e sui siciliani, lasciando i giochi di palazzo fuori dall’agenda del governo.