CONTROCORRENTE: IL GRUPPO ALL’ARS DEI VOLTAGABBANA

di Redazione

Nasce sotto il segno della contraddizione all’Ars il gruppo parlamentare Controcorrente, una sigla che, a dispetto del nome evocativo di battaglie solitarie e controvento, sembra muoversi perfettamente a favore della corrente più antica della politica siciliana: il trasformismo. Al timone del progetto c’è Ismaele La Vardera, leader che ha fatto della requisitoria morale il proprio marchio di fabbrica, ma che oggi si ritrova a guidare una truppa di deputati uniti principalmente dall’aver voltato le spalle al mandato ricevuto nelle urne.

La parabola dello stesso Ismaele La Vardera è emblematica. Eletto trionfalmente tra le fila di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca, l’ex “Iena” ha deciso di abbandonare quel progetto nell’ottobre del 2024, a due anni esatti dalle elezioni, per rifugiarsi nel limbo dorato del Gruppo Misto. Un divorzio che oggi assume i contorni della pianificazione, dato che quel passaggio intermedio è servito a gettare le basi per la nascita di una nuova componente che a breve sarà ufficialmente insediata all’Assemblea Regionale Siciliana.

Il paradosso più stridente, tuttavia, non risiede nella figura del fondatore, ma nelle recentissime adesioni che hanno rimpolpato le fila di Controcorrente, strappate direttamente al Movimento 5 Stelle. Parliamo di parlamentari che avevano costruito la propria identità pubblica sul mito della purezza, megafoni di quella retorica secondo cui chi cambia casacca dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni per rispetto degli elettori. Come non ricordare la famosa penale da centomila euro prevista per chi lasciava il gruppo, una rigida disciplina interna che ricordava le prassi del PCI della Prima Repubblica, così come d’ispirazione comunista era l’obbligo di destinare al partito una percentuale del proprio stipendio da eletto.

Proprio a quest’ultima regola qualcuno dei 5 Stelle sostiene si sarebbe sottratta già da qualche tempo Josè Marano, una delle due figure che hanno scelto di abbandonare i Cinque Stelle per giurare fedeltà alla corte di Ismaele. Per la deputata catanese, peraltro, il cambio di sponda rappresenta una scialuppa di salvataggio: secondo i rigidi regolamenti interni del Movimento di Giuseppe Conte, avendo raggiunto il limite massimo delle due legislature, Josè Marano non si sarebbe più potuta ricandidare sotto il simbolo grillino. Un vincolo che invece non stringeva Carlo Gilistro, deputato siracusano anch’egli passato con entusiasmo a Controcorrente. Gilistro, essendo alla sua prima legislatura, avrebbe avuto la strada spianata per un secondo mandato con i Cinque Stelle, ma ha preferito cedere alle lusinghe del nuovo cartello politico.

L’operazione di sottrarre due deputati al Movimento 5 Stelle assume i contorni di un vero e proprio fratricidio politico. I pentastellati sono sempre stati la forza più vicina alle idee e alle battaglie urlate da Ismaele La Vardera. C’è già chi scommette sulle scintille che scoccheranno a Palazzo Reale a Palermo quando l’ex iena si troverà faccia a faccia con Nuccio Di Paola, segretario regionale del movimento guidato da Giuseppe Conte. Immaginare l’incontro nel ballatoio esterno che dà sul cortile evoca già un fermo immagine quasi cinematografico.

Come se non bastasse, i rumors di palazzo sussurrano con insistenza – e senza che nessuno si sforzi troppo di nasconderlo – il nome del prossimo innesto: Alessandro De Leo. Anche il deputato messinese condivide con il leader la provenienza originaria da Sud chiama Nord. Tuttavia, la traiettoria di Alessandro De Leo è stata più tortuosa, avendo effettuato un “pit stop” in Forza Italia durato meno di due anni. Una militanza interrottasi bruscamente dopo il voto nella città dello Stretto, che ha visto gli azzurri uscire pesantemente ridimensionati dalle ultime elezioni amministrative, senza riuscire a eleggere nemmeno un consigliere comunale.

Nella vita, sia chiaro, ognuno è libero di fare ciò che vuole purché non leda le libertà e i diritti degli altri. Si può cambiare partner, si può cambiare la squadra del cuore, la città di residenza o il mestiere, e fermiamoci qui. Si può persino scegliere di diventare ipocriti, ammesso che non lo si fosse già in origine. Ma quando il palcoscenico è quello delle istituzioni e la moneta di scambio è la fiducia dei cittadini, il giudizio della cronaca politica non può che essere netto. Il neonato gruppo si appresta a varcare la soglia dell’aula parlamentare non come una forza di rottura, ma come l’ennesima riedizione del vecchio gioco della sedia, dove le prediche della vigilia vengono sacrificate sull’altare del posizionamento personale.