La visita del Papa alla vera frontiera d’Italia, all’isola di Lampedusa, può essere sintetizzata tutta nel meraviglioso saluto dei lampedusani ripetuto dal Papa “O’ SCIÀ” che deriva direttamente dall’espressione “Ciatu Miu” “Mio respiro” rivolto all’interlocutore. La massima espressione della condivisione e della compassione. Un saluto che implica il sentirsi parte dell’altro da sè.
Il Papa nella sua omelia ha rappresentato la speranza e ha descritto il mondo ideale e lo ha fatto con le parole che tutti vorremmo ascoltare. Lo ha fatto nel suo ruolo di capo della cristianità e latore del messaggio di Cristo.
E quelle parole vanno ascoltate e comprese anche quando la loro trasformazione in norme e provvedimenti non può essere certo lineare, ma ne vale il rumore di fondo come direzione e come prospettiva.
“Il mare ha accolto quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano – ha detto Leone XIV -. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità“
“L’amore – ha detto – e’ sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate…. “Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”.
E poi le parole che interpellano tutto l’Occidente e l’Europa: “nessuno sia costretto a emigrare”.
“L’Europa possiede un potenziale unico – ha detto il Pontefice -, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”.
“Non lasciamoci vincere dalla paura – ha concluso Leone XIV -, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza…. abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: “O’scià!”.
Prima della messa il Papa con un fortissimo gesto simbolico ha visitato la parte di cimitero di Lampedusa dove sono sepolti i migranti ed in particolare le tombe senza nome.
La venuta del Papa in Sicilia nella parte più estrema della nostra terra ci chiama ad una responsabilità: quella del soccorso, ma anche quella di evitare le morti in mare riducendo drasticamente gli arrivi.
Lo ha detto con rispetto e devozione il rappresentante del Governo nazionale, il sottosegretario Alfredo Mantovano: “Le parole del Papa – ha detto – non si commentano ma si ascoltano. E si ascoltano avendo memoria di quello che era Lampedusa tre anni fa. L’attenzione dell’Ue fu attirata qui da Giorgia Meloni che accompagnò proprio a Lampedusa nel settembre 2023 l’allora e attuale presidente della commissione europea Ursula von der Leyen. Oggi l’attenzione dell’Europa verso Lampedusa è diversa e maggiore rispetto a quella di tre anni fa. E i numeri sono diversi. Al 4 luglio del 2023 erano sbarcati circa 66 mila migranti, oggi sono poco più di 14 mila e questa quantità in meno significa molti morti in meno e sofferenza in meno, anche grazie al lavoro che si fa nei paesi d’origine per esempio col piano Mattei”.
“La situazione dell’hotspot oggi è totalmente diversa – ha aggiunto Mantovano -, oggi è realtà di accoglienza decorosa mentre all’epoca era qualcosa di incivile e indegno. Un sistema che può funzionare meglio. L’obiettivo è fare in modo che ci sia la concreta tutela del diritto a non emigrare, e che ci sia uno sforzo non soltanto dell’Italia di tutte le nazioni civili, a cominciare da quelle europee, per stroncare il traffico di esseri umani che continua a causare morti e sofferenze”.
Poche considerazioni finali sulla macchina organizzativa che ha retto alla grande. Il dispositivo predisposto dai governi regionale e nazionale per la visita del Pontefice ha visto l’impiego di 960 unita’ e 148 mezzi, tra volontari, forze dell’ordine, Vigili del fuoco, Croce Rossa Italiana, personale del 118, Capitanerie di porto, Marina Militare, Guardia di Finanza, Dipartimento della Protezione civile, Enac, Enav e direzione Aeroportuale.
Il Presidente Schifani ha accolto il Pontefice all’arrivo. Ha poi dichiarato: “Sono un merito della sicilianità l’accoglienza e la solidarietà, e il popolo di Lampedusa ha di mostrato grande senso di spiritualità. La presenza del Papa oggi ci incoraggia a proseguire su questo solco”.
Schifani ha poi accompagnato il Papa in aeroporto e, prima della partenza, gli ha donato una triscele in ceramica, simbolo della Sicilia.
