Dopo quella della settimana. scorsa con Ismaele La Vardera, prosegue il ciclo di interviste di tre domande ad esponenti del mondo politico e sociale siciliano. Domande senza filtro che riportano esattamente parola per parola le risposte degli intervistati (domande e risposte inviate per iscritto). Ringraziamo il segretario generale della CGIL Sicilia, Alfio Mannino per avere accettato l’intervista con il nostro giornale che ha dimostrato in più occasioni di essere molto distante dalle posizioni del suo sindacato. Ovviamente non condividiamo molte delle risposte che dà, in particolare sui numeri dello studio relativo alla fuga dei giovani dalla Sicilia, ma, per correttezza, le commenteremo in altro spazio del giornale e in altro momento.
TRE DOMANDE AD ALFIO MANNINO
Il nostro giornale ha dimostrato la presenza di errori rilevanti nel vostro studio secondo il quale 96.000 giovani hanno lasciato la Sicilia cambiando residenza. Lo studio infatti partendo dai residenti per classe di età dal 2019 al 2026 non tiene conto della denatalità in quegli stessi anni. Il dato reale scende quindi a molto meno di metà. Il rapporto di Bankitalia sostiene ad esempio che dal 2019 al 2024 complessivamente hanno lasciato la Sicilia 30.000 persone. Il problema ovviamente esiste, ma non certo nella dimensione da voi descritta. Concorda con questa valutazione?
Il nostro studio, prendendo in considerazione solo i residenti come da dati Istat, non tiene conto piuttosto di tanti ragazzi iscritti nelle università del Nord, oltre 32 mila che per il 90% hanno mantenuto la residenza in Sicilia. C’è anche chi lavora altrove e mantiene qui la residenza. Se tenessimo conto anche di questo dato i numeri della emigrazione giovanile in certe fasce d’età sarebbero superiori rispetto a quelli riportati. Ma veniamo ai numeri per quanto riguarda la denatalità lo studio prende a riferimento l’età dai 18 ai 35 anni e non ci pare che 30 anni fa la denatalità segnasse i dati che emergono oggi. Nel 1996, ad esempio, sono nati in Sicilia 58.479 bambini che oggi hanno 30 anni. Di trentenni residenti oggi in Sicilia ne contiamo 50.700, ben 8.479 in meno rispetto alla partenza, cioè all’anno di nascita. Oppure: i nati nel 2000, che oggi hanno 26 anni, sono stati 53.600 e i residenti nati in quell’anno sono oggi 52 mila cifra che comprende i 4000 residenti stranieri in più. Riteniamo comunque che in assoluto il fenomeno dello spopolamento dovuto a emigrazione, specie giovanile non può essere nascosto, né semplicisticamente spiegato con la denatalità. E’ una vera e propria emergenza. Il problema dei giovani che si vedono costretti a emigrare persiste senza inversione di tendenza ed è indicatore ed effetto di una situazione critica ma anche causa di un ulteriore impoverimento della Sicilia.
Lei ha dichiarato nei giorni scorsi che i dati relativi alla crescita economica della Sicilia fanno parte di una campagna propagandistica del governo regionale e non rispondono quindi a verità. Le agenzie di rating, Bankitalia, The European House of Ambrosetti, e tanti altri enti economici hanno quindi mentito o sono semplicemente incapaci? E il risanamento dei conti pubblici operato negli ultimi anni è solo un trucco magico che sparirà nei prossimi mesi?
La Sicilia ha avuto a disposizione in questi anni risorse eccezionali, 40 miliardi di euro che negli anni a venire non ci saranno più o saranno in misura nettamente inferiore, infatti, tra pnrr, decontribuzione, super bonus edilizia ecc, tutte misure che nel corso del 2026 esauriranno la loro valenza, quindi mancheranno nei prossimi anni almeno 25 miliardi su cui oggi abbiamo potuto contare ma nonostante questa grande quantità di risorse il Pil nel 2025 è cresciuto solo dello 0,6% e l’occupazione di un punto, per il 62% caratterizzata da contratti a tempo determinato o stagionali a fronte di una media nazionale del 57%. Si aggiungono i part time involontari che secondo l’osservatorio sul mercato del lavoro Inps sono in Sicilia il 36 % dei contratti attivati a fronte del 29% nel resto del paese. Inoltre la media retributiva nel 2025 nel paese era di 32.991 euro, in Sicilia di 28.906. Rispetto all’anno precedente in Italia si è registrato un incremento di 1.100 annui, in Sicilia solo di 700 euro. Tutto ciò segnala una condizione di grande debolezza dell’apparato economico e produttivo che nonostante le risorse disponibili mantiene intatte le criticità.
La CGIL, specie in Sicilia, ha accentuato negli ultimi anni le caratteristiche di sindacato della sinistra e di opposizione ai governi di centrodestra, distanziandosi in molte occasioni anche da Cisl e Uil. Si è spesso anche parlato di lei come possibile candidato alla Presidenza della Regione. Sarebbe disponibile per tale candidatura e non pensa che un eccesso di caratterizzazione anti governativa possa non giovare alla CGIL?
Noi giudichiamo i governi sul merito e sulla base di ciò che producono nella loro azione politica. E quello che oggi vediamo è che in Sicilia risultano irrisolti i problemi della sanità, dell’acqua, dei rifiuti, della mobilità, dell’istruzione e non si è avviato nessun percorso verso un nuovo modello di sviluppo. Non siamo dunque in presenza di un’azione politica positiva, adeguata. Peraltro come sindacato abbiamo prodotto piattaforme, proposte e mobilitazioni. Ma il governo regionale non ha mai avviato un serio confronto di merito. Evidenzio che le nostre battaglie sono state state di merito, su problemi concreti e a supporto di proposte per risolverli. E aggiungo che l’azione della Cgil prescinde da quello che sarà il futuro dei singoli suoi rappresentanti. E comunque non c’è nessuna autocandidatura per nessun ruolo istituzionale. Tra l’altro l’elenco dei candidati mi pare già abbastanza lungo e piuttosto che discutere sui nomi è bene che prima la classe dirigente si concentrasse su programmi, progetti e idee per dare un futuro migliore a questa regione. Che poi è quello a cui i siciliani sono interessati.