I NUMERI REALI DEI GIOVANI CHE SONO ANDATI VIA

di Redazione

Dopo la nota dell’ufficio studi della CGIL secondo la quale 96.000 giovani avrebbero lasciato la Sicilia tra il 2019 e il 2026, la nostra osservazione secondo la quale i numeri del sindacato erano errati perchè non tenevano conto della denatalità, e l’intervista del segretario della CGIL Sicilia sul nostro giornale che confermava il dato pur dandone una lettura più politica che statistica, abbiamo ritenuto utile chiedere un parere indipendente per uno studio reale sulla questione, atteso che comunque su una cosa tutti concordiamo: i giovani che lasciano la Sicilia, seppur in diminuzione, sono un problema che merita di essere affrontato con la massima determinazione.

Intervista a Elio Piscitello, responsabile del Centro Studi CNA Siracusa

Dal 2008 la quota di under 35 è scesa in Sicilia dal 41,9% al 34,4%. Elio Piscitello ricostruisce il fenomeno con un’analisi per coorti su dati ISTAT ed Eurostat. “Più della metà del calo recente era già scritta nei registri di nascita di vent’anni fa”

Com’è cambiata la composizione demografica della Sicilia dal 2008 a oggi?

Come Centro Studi della CNA di Siracusa ci occupiamo ormai da tempo, in maniera approfondita, del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e della progressiva diminuzione del numero dei giovani, con tutti i problemi che questo comporta per il ricambio delle competenze, per la tenuta dei servizi, per la sostenibilità del sistema previdenziale e per la vitalità stessa delle comunità. E lo facciamo con una regola fissa: nessun numero senza fonte ufficiale, nessuna conclusione che i dati non siano in grado di reggere e dimostrare.

Passiamo ai numeri. Al 1° gennaio 2008 la Sicilia contava 5.015.966 residenti secondo la ricostruzione intercensuaria ISTAT. Di questi, 2.100.458 avevano meno di 35 anni, il 41,9% della popolazione, più di quattro siciliani su dieci. Al 1° gennaio 2025 i residenti sono 4.787.390 e gli under 35 sono scesi a 1.648.500, il 34,4%. In diciassette anni la regione ha perso 451.958 giovani minori di 35 anni, e il loro peso sulla popolazione è calato di 7,4 punti percentuali. Nello stesso periodo l’indice di vecchiaia, cioè il numero di over 65 ogni cento under 15, è passato da 116 a 184, e l’età media da 40,6 a 45,2 anni. Ma il dato più eloquente sta alla base della piramide. I bambini di età inferiore ad un anno, che di fatto corrispondono ai nati dell’anno precedente, erano 48.705 nel 2008 e sono 33.594 nel 2025. Il 31% in meno.

Perché questo calo dei giovani? La spiegazione corrente è che se ne vadano.

Il problema esiste, sarebbe sbagliato negarlo. Però il punto è che il calo non misura solo le partenze, dentro c’è anche altro, e soprattutto c’è il ricambio fra generazioni. Quando abbiamo iniziato a guardare questi numeri, il primo rischio era proprio quello di confondere fenomeni diversi.

Faccio un esempio concreto. Chi ha 18 anni al 1° gennaio 2026 ne aveva 11 al 1° gennaio 2019. Sette anni fa non faceva parte della popolazione fra i 18 e i 35 anni, e il suo ingresso in quella fascia oggi dipende soltanto da quanti bambini erano nati nel 2007. Allo stesso modo, chi aveva 30 anni nel 2019 oggi ne ha 37, ed è uscito dalla fascia giovanile per un puro fatto anagrafico, senza muoversi dal territorio di residenza. Da qui nasce l’equivoco. Se le generazioni che entrano sono meno numerose di quelle che escono, la popolazione giovanile si riduce anche a migrazioni zero. I demografi lo chiamano ricambio generazionale, ed è l’eredità diretta della denatalità di venti/trent’anni fa.

La domanda vera da porsi a questo punto è come calcolare esattamente l’incidenza dell’emigrazione e quella della denatalità. Per poter rispondere con precisione a questa domanda è necessario lavorare per coorti, sui dati ISTAT per singola età. La variazione di una fascia dipende dal naturale ricambio di chi entra e di chi esce, e da cosa accade nel frattempo alle persone che erano già dentro. Se le stesse persone, anni dopo, risultano di meno, quella differenza è fatta di migrazioni nette, cioè soprattutto di chi parte o arriva per studio o per lavoro, oltre che di decessi e rettifiche anagrafiche.

Applicata al ciclo lungo, la scomposizione per coorti dà un risultato che sorprende chi è abituato alla narrazione corrente. Dei 451.958 under 35 persi dalla Sicilia fra il 2008 e il 2025, ben 413.492, il 91,5%, dipendono dal ricambio generazionale. Nella fascia sono entrati 713.378 nati dopo il 2008, mentre ne sono usciti per semplice avanzamento d’età 1.126.870 nati negli anni Settanta e Ottanta, quando le nascite siciliane erano quasi il doppio di oggi. Su un orizzonte di diciassette anni, insomma, la perdita di giovani è quasi tutta figlia delle culle vuote.

Quindi l’emigrazione dei giovani conta meno di quanto si pensi?

Conta molto, ma va misurata per quello che è. Il peso delle partenze emerge con più chiarezza se si osservano le età in cui ci si sposta maggiormente. Prendiamo la fascia fra i 18 e i 35 anni, quella della piena mobilità formativa e lavorativa, nel periodo coperto dalla nuova serie statistica basata sul censimento permanente. In Sicilia questi ragazzi erano 1.036.709 al 1° gennaio 2019 e sono 939.880 al 1° gennaio 2026, secondo la stima provvisoria appena diffusa dall’ISTAT. Sono 96.829 in meno, il 9,3%.

Ecco come si scompone la perdita. La prima componente, ricambio generazionale, vale 51.975 unità, il 53,7% del totale. Nella fascia sono entrati i ragazzi nati attorno ai primi anni duemila, quando le nascite si erano già fortemente ridotte, e ne sono usciti i nati fra il 1983 e il 1989, figli di generazioni più numerose. Più della metà della diminuzione era già scritta nei registri di nascita di vent’anni fa, e si sarebbe verificata anche se nessun giovane avesse mai lasciato la Sicilia. La seconda componente vale 44.854 unità ed è il saldo delle generazioni nate fra il 1990 e il 2001, quelle che nel 2019 avevano fra i 18 e i 28 anni. Dentro ci sono le migrazioni, ma anche i decessi, che abbiamo quantificato con le tavole di mortalità ISTAT in circa 1.600 in sette anni. Ne risulta un saldo migratorio netto di circa 43 mila unità, il 44,7% della perdita complessiva, pari a circa il 7% della coorte di partenza.

Il perimetro dell’emigrazione giovanile netta nel settennio è esattamente questo. Parliamo di un fenomeno serio, che nessuno deve minimizzare. Sono 43 mila giovani in sette anni, più degli abitanti di una città come Sciacca, e si tratta in parte della componente più istruita e dinamica della popolazione. Ma è meno della metà della perdita complessiva del numero dei giovani dovuta alle due cause esaminate, e confonderla con il totale porta fuori strada.

In quei saldi però ci sono anche gli arrivi. Che ruolo ha l’immigrazione straniera?

Il saldo di cui parlavo è un valore netto, nel quale ci sono sia le partenze sia gli arrivi. La scomposizione per cittadinanza mostra che fra i 18-35enni i residenti stranieri in Sicilia sono cresciuti da 63.941 a 69.235, con un saldo di coorte positivo per oltre 12 mila unità, mentre i cittadini italiani della stessa fascia sono scesi da 972.768 a 870.645, con un saldo di coorte negativo per circa 57 mila (la restante parte, come chiarito, è dovuta al ricambio generazionale). In altre parole, l’immigrazione estera compensa circa un quinto del deflusso dei giovani italiani.

È un fenomeno solo siciliano?

No, per nulla. Colpisce tutto il Sud d’Italia. Fra il 2019 e il 2026 il Mezzogiorno ha perso 405 mila giovani fra i 18 e i 35 anni, quasi il 10%. Nel Centro-Nord è successo l’opposto. La stessa fascia è cresciuta di quasi 225 mila unità, perché l’immigrazione dall’estero e i ragazzi arrivati dal Sud hanno più che compensato una denatalità che anche lì avrebbe tolto da sola oltre 230 mila giovani. Le regioni centrali e settentrionali non si limitano a trattenere i propri giovani, ne attraggono, ed è questo che divide il Paese in due.

Dentro questo quadro la Sicilia non è comunque la maglia nera che a volte si racconta, anzi per alcuni versi regge un po’ meglio del resto del Sud. Dal 2008 ha perso 7,4 punti di peso giovanile contro gli 8,2 della media meridionale, perché la natalità qui da noi è rimasta più a lungo sopra i livelli del resto del Paese, e con un’età media di 45,2 anni siamo ancora la terza regione più giovane d’Italia, dopo Campania e Trentino-Alto Adige. Sul versante delle partenze, invece, siamo in linea con le altre regioni meridionali.

Ed è per questo che il confronto più utile, più che con Milano o Bologna, è con il resto del Sud dell’Europa. I nostri 7,4 punti sono vicini ai 7,7 della Spagna, ai 7,9 del Portogallo e agli 8,1 della Grecia, contro i 5,1 dell’Italia e una media europea di 4,6. Esiste un profilo sud-europeo dell’inverno demografico, e ne facciamo parte a pieno titolo. All’estremo opposto la Germania, che ha perso appena 0,8 punti grazie a forti flussi migratori in ingresso, e la Francia, ferma a 3,4 con una natalità relativamente alta.

Il punto, quindi, non è capire se pesa di più la denatalità o l’emigrazione. È saper distinguere i due fenomeni, per poterli contrastare con efficacia. E c’è un paradosso che dovrebbe farci riflettere. Siamo diventati molto bravi ad attrarre visitatori, molto meno ad attrarre e trattenere residenti. Colmare quella distanza significa una cosa precisa, investire sulle condizioni che permettono a un venticinquenne di vivere qui e alle giovani famiglie di fare figli. Qualcosa si sta muovendo, penso alle misure che la Regione ha varato di recente per favorire il rientro dei giovani e sostenere le nascite. Sono passi nella direzione giusta, che vanno rafforzati e messi a sistema, perché qui i numeri parlano di decine di migliaia di giovani, e le risposte devono essere adeguate a queste dimensioni.

Che conclusioni ne trae il Centro Studi?

Tre, essenzialmente. La prima riguarda la diagnosi. Se attribuiamo tutta la perdita di giovani all’emigrazione, rischiamo di leggere solo una parte del problema. I dati dicono che oltre metà del fenomeno recente, e oltre nove decimi di quello di lungo periodo, deriva dal crollo delle nascite, ed è un processo che parte da lontano.

La seconda è che l’emigrazione giovanile resta una ferita profonda, con flussi lordi superiori ai saldi e una selezione qualitativa che impoverisce il capitale umano della regione. Trattenere e attrarre restano quindi obiettivi complementari alle politiche per la natalità, perché da noi le due cause del calo pesano quasi allo stesso modo, e agire su una sola vorrebbe dire lasciare intatta l’altra metà del problema.

La terza, più semplice, riguarda il modo di discuterne. Questi numeri sono pubblici, chiunque può scaricarli dalle banche dati ISTAT ed Eurostat e rifare i conti, e il nostro territorio merita una discussione all’altezza. Come Centro Studi continueremo a fare la nostra parte. Non credo che questi processi siano irreversibili. Però bisogna partire da una lettura corretta, altrimenti si rischia di intervenire in modo parziale o nella direzione sbagliata.

I numeri in sintesi

IndicatoreSiciliaSud ItaliaItaliaUE27
Quota di residenti 0-34 anni, 200841,9%42,3%37,6%41,7%
Quota di residenti 0-34 anni, 2025 (UE27: 2024)34,4%34,0%32,5%37,1%
Variazione in punti percentuali-7,4-8,2-5,1-4,6

Fonte: elaborazione Centro Studi CNA Siracusa su dati ISTAT ed Eurostat. Dati Sicilia, Sud e Italia al 1° gennaio; 2008: ricostruzione intercensuaria ISTAT. Le variazioni in punti percentuali sono calcolate sui valori non arrotondati.

Le stesse generazioni, sette anni dopo: quanti erano, quanti sono

Le tabelle seguenti seguono le stesse persone: chi aveva 18 anni nel 2019 ne ha 25 nel 2026, e così via. La differenza fra le due colonne è il saldo di coorte, che misura migrazioni nette, decessi e rettifiche anagrafiche: è la sola parte della variazione attribuibile ai movimenti delle persone. Il resto della diminuzione dei 18-35enni dipende dal ricambio generazionale, riportato sotto ogni tabella.

Sicilia

Età nel 2019 → nel 2026Residenti 2019Residenti 2026Saldo di coorte
18 → 2554.13152.344-1.787
19 → 2655.31752.266-3.051
20 → 2754.25951.177-3.082
21 → 2854.31150.646-3.665
22 → 2954.71950.670-4.049
23 → 3055.24350.700-4.543
24 → 3156.63051.531-5.099
25 → 3258.49353.032-5.461
26 → 3360.80355.324-5.479
27 → 3459.58855.084-4.504
28 → 3560.04355.909-4.134
Totale coorti623.537578.683-44.854
La riconciliazione con la variazione complessivaValore
Saldo delle coorti già nate (tabella sopra) *-44.854
Ricambio generazionale: 361.197 entrati nella fascia (18-24enni del 2026) meno 413.172 usciti per età (29-35enni del 2019) **-51.975
Variazione totale dei residenti 18-35 anni ***-96.829

* Il saldo delle coorti confronta le stesse persone a sette anni di distanza: i 44.854 mancanti all’appello sono, in sostanza, i giovani che hanno spostato la residenza fuori dalla Sicilia (al netto di chi è arrivato), più i decessi e le correzioni anagrafiche.

** Il ricambio generazionale, invece, non c’entra con le partenze: dipende solo dalle nascite. I ragazzi che sono entrati nella fascia 18-35 anni diventando maggiorenni sono molti meno di quelli che ne sono usciti avendo compiuto 36 anni, perché vent’anni fa in Sicilia nascevano molti più bambini di oggi. La differenza, 51.975 giovani in meno, è l’effetto della denatalità.

*** La variazione totale è semplicemente la somma delle due componenti: 44.854 giovani in meno per i trasferimenti (al lordo dei decessi e delle correzioni anagrafiche) e 51.975 in meno per la denatalità fanno i 96.829 residenti fra i 18 e i 35 anni persi dal 2019 al 2026 (elaborazione su dati ISTAT).

Fonte: ISTAT, popolazione residente per età al 1° gennaio (POSAS); dato 2026: stima provvisoria ISTAT. Il saldo di coorte comprende, oltre alle migrazioni nette, i decessi (stimati in circa 1.600 in sette anni con le tavole di mortalità ISTAT) e le rettifiche anagrafiche.

Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)

Età nel 2019 → nel 2026Residenti 2019Residenti 2026Saldo di coorte
18 → 25151.156148.462-2.694
19 → 26152.267146.869-5.398
20 → 27153.954146.135-7.819
21 → 28153.340143.467-9.873
22 → 29155.161143.628-11.533
23 → 30155.792142.609-13.183
24 → 31158.414144.136-14.278
25 → 32162.599147.633-14.966
26 → 33169.434154.071-15.363
27 → 34166.891153.460-13.431
28 → 35167.158155.132-12.026
Totale coorti1.746.1661.625.602-120.564
La riconciliazione con la variazione complessivaValore
Saldo delle coorti già nate (tabella sopra) *-120.564
Ricambio generazionale: 1.009.086 entrati nella fascia (18-24enni del 2026) meno 1.162.353 usciti per età (29-35enni del 2019) **-153.267
Variazione totale dei residenti 18-35 anni ***-273.831

* Il saldo delle coorti confronta le stesse persone a sette anni di distanza: i 120.564 mancanti all’appello sono, in sostanza, i giovani che hanno spostato la residenza fuori dal Sud (al netto di chi è arrivato), più i decessi e le correzioni anagrafiche.

** Il ricambio generazionale, invece, non c’entra con le partenze: dipende solo dalle nascite. I ragazzi che sono entrati nella fascia 18-35 anni diventando maggiorenni sono molti meno di quelli che ne sono usciti avendo compiuto 36 anni, perché vent’anni fa nel Mezzogiorno nascevano molti più bambini di oggi. La differenza, 153.267 giovani in meno, è l’effetto della denatalità.

*** La variazione totale è semplicemente la somma delle due componenti: 120.564 giovani in meno per i trasferimenti (al lordo dei decessi e delle correzioni anagrafiche) e 153.267 in meno per la denatalità fanno i 273.831 residenti fra i 18 e i 35 anni persi dal 2019 al 2026 (elaborazione su dati ISTAT).

Fonte: ISTAT, popolazione residente per età al 1° gennaio (POSAS); dato 2026: stima provvisoria ISTAT. Il saldo di coorte comprende, oltre alle migrazioni nette, i decessi e le rettifiche anagrafiche.