INTERVISTA AD ANTHONY BARBAGALLO

di Redazione

Dopo quelle con Ismaele La Vardera e Alfio Mannino, prosegue il ciclo di interviste di tre domande ad esponenti del mondo politico e sociale siciliano. Domande senza filtro che riportano esattamente parola per parola le risposte degli intervistati (domande e risposte inviate per iscritto). Ringraziamo il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, per avere accettato l’intervista con il nostro giornale che ha dimostrato in più occasioni di essere molto distante dalle posizioni del suo partito.

TRE DOMANDE AL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD

1) Il Partito Democratico in Sicilia è spaccato in due parti (inutile stabilire in che percentuali). La parte che non la riconosce come segretario (e che ha ottenuto un grosso risultato con l’elezione di Mirello Crisafulli a Enna) chiede un suo passo indietro e l’intervento del nazionale. Lei sostiene invece che il congresso che l’ha eletta è stato regolare. Non pensa che comunque l’unità del partito Democratico possa essere raggiunta solo se anche lei invia forti segnali di disponibilità che implicano anche qualche rinuncia?

Non esistono due Pd. Il partito è uno. Ci si confronta, magari si litiga aspramente. Ma Il partito siciliano non è un giano bifronte. Il congresso, oltre un anno fa, si è svolto sotto la guida di autorevolissimi dirigenti nazionali del Partito. Ad ogni modo questo non toglie la responsabilità mia e del gruppo dirigente regionale e nazionale a proseguire cercando coinvolgimento ed unità. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo. Come ho ribadito più volte, la mia ambizione è quella di condividere il nome su cui fare sintesi per la candidatura alla presidenza della regione con tutto il gruppo dirigente. Come gia accaduto altre volte a cominciare dalla recente campagna elettorale per le amministrative. Solo un Pd unito può garantire di svolgere la funzione insostituibile di collante per una coalizione coesa e ampia“.

2) Esiste il patto segreto che è stato reso pubblico dal nostro giornale sulla base di indiscrezioni affidabili che provengono proprio dalla sua area politica? Insomma, ha concordato o no con Nuccio Di Paola dei 5 Stelle che Ismaele La Vardera non può comunque essere il candidato unitario del campo largo? E quali debbono essere secondo lei le caratteristiche del candidato del vostro schieramento alla Presidenza della Regione?

I patti segreti non ci appartengono. A maggior ragione se focalizzati su veti o esclusioni nei confronti nessuno, Ismaele La Vardera incluso. Gli incontri del campo largo non sono riunioni carbonare, anzi. E non vivono per escludere. Piuttosto, tutto il contrario. Il candidato, o la candidata, presidente deve essere in grado di rappresentare un programma di radicale cambiamento per la regione. Di restituire la speranza e di dialogo con i soggetti vivi della società siciliana. Sanità, questione climatica, lotta alle povertà ed alle esclusioni, sviluppo, contrasto alla povertà educativa, questione morale, garantire la possibilità ai giovani che in Sicilia vogliono restare di poterlo fare, una rete infrastrutturale degna di questo nome, un’agricoltura moderna e che valorizzi il patrimonio della regione. Ecco questi sono i temi che il candidato o la candidata, e la coalizione tutta, devono far vivere per cambiare davvero la nostra isola”.

3) Nuccio Di Paola ha dichiarato di essere contrario alle primarie come metodo per individuare il candidato. Voi avevate proposto come prima soluzione le primarie, ma in verità non sembrate più molto convinti. Se La Vardera dovesse controproporvele come unico metodo possibile per un percorso unitario che lo coinvolga, dareste la vostra disponibilità correndo il rischio che il leader di Controcorrente possa vincerle?

“Le primarie per La Scelta delle candidature sono nel nostro statuto. Fanno parte del dna del Pd. Le abbiamo già fatte in Sicilia, anche in modalità mista per andare incontro alle richieste degli alleati dell’epoca, partecipando e accettandone il risultato. Abbiamo sempre detto – e lo ribadisco anche qui – che per noi la via principale passa dalle primarie. Ma se, nel confronto tra gli alleati tutti, si arriva ad una sintesi e ad un candidato o una candidata condivisa su cui convergere, allora sarebbe un fatto nuovo che valuteremo. Chiaramente essendo il Pd un partito strutturato con degli organismi dirigenziali – direzione e assemblea- prima ne dovremo discutere in quelle sedi.  Sono sicuro che tutti accetteranno in modo leale l’esito delle primarie, qualunque esso sia. Di certo Il Pd lo farà”.