PFIZER A CATANIA, ANCORA NULLA DI FATTO. SI RIPROVA A SETTEMBRE

di Antonino Piscitello

Il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra i vertici della multinazionale Pfizer, le rappresentanze sindacali e le istituzioni locali si è concluso senza l’individuazione di una soluzione condivisa.

La trattativa riguardante il futuro dello stabilimento di Catania, per il quale la società ha avviato le procedure per 330 licenziamenti, è stata quindi congelata e aggiornata al 24 settembre.

La decisione dell’azienda è motivata dall’interruzione di alcune linee di fabbricazione, in particolare quella relativa al Metotrexato. Per l’impianto siciliano, attivo sul territorio da oltre sessant’anni, si tratta del secondo intervento di ridimensionamento a breve distanza di tempo: già nel 2022 una vertenza analoga si era conclusa con la riduzione di circa 130 contratti a tempo indeterminato e il mancato rinnovo di un centinaio di lavoratori somministrati.

Nel corso della riunione a Roma, il ministro Adolfo Urso ha chiesto formalmente alla dirigenza il ritiro degli esuberi, definendo il polo etneo un presidio industriale strategico per la produzione farmaceutica nazionale.

La Regione Siciliana e il Comune di Catania hanno sostenuto la posizione ministeriale, sollecitando la presentazione di un piano strutturato per la tutela occupazionale e la continuità operativa del sito.

La multinazionale ha preso tempo per analizzare le richieste pervenute dal tavolo. Tra le opzioni tecniche ipotizzate per ridurre l’impatto dei tagli figurano il ricorso all’isopensione per i dipendenti vicini al riposo anziano e la possibile cessione dello stabilimento ad altri gruppi del settore.

Le organizzazioni Filctem, Femca, Uiltec, Ugl Chimici e Cisal ribadiscono la necessità di salvaguardare l’intero bacino lavorativo, mentre proseguono le iniziative di protesta delle maestranze sia a Catania sia nei pressi della sede ministeriale.