Il cammino verso una coscienza antimafiosa che togliesse ogni consenso alla criminalità organizzata è passato anche dal sacrificio del giudice Rocco Chinnici ucciso a 58 anni il 29 luglio 1983 insieme ai due uomini della sua scorta, il maresciallo Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, nonché Stefano Li Sacchi, il portiere dello stabile in cui il giudice abitava.
Fu di fatto la prima strage mafiosa di stampo terroristico. La mafia imbottì con 75 chili di esplosivo una Fiat 126 parcheggiata davanti all’abitazione del giudice.
Rocco Chinnici diventa consigliere istruttore nel 1979 dopo l’assassinio di Cesare Terranova. Fu lui ad avere l’idea di istituire il Pool antimafia e a sceglierne Falcone e Borsellino come uomini di punta ed è da quella idea e dal suo metodo investigativo che si avvia l’istruzione del maxiprocesso nel 1985, primo vero colpo alla struttura della criminalità organizzata.
Studioso della storia della mafia, in un convegno organizzato dal CSM ebbe a dire: “La mafia come associazione e con tale denominazione, non era mai esistita in Sicilia. Nasce e si sviluppa in Sicilia non prima, ma subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.
La cerimonia commemorativa si è svolta questa mattina in via Pipitone Federico. Alla cerimonia hanno preso parte i familiari delle vittime e le massime Autorità civili, militari e politiche che, insieme alle persone presenti, hanno reso omaggio alla memoria mediante la deposizione di tre corone d’alloro sul luogo dell’eccidio. Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita alle vittime dell’attentato.