LA VARDERA E LO SCONOSCIUTO PROGETTO CIVICO

di Redazione

Ismaele La Vardera tenta il salto sulla scena politica nazionale. Tre giorni fa alla Camera dei deputati ha annunciato l’integrazione di Controcorrente, all’interno della rete dello sconosciuto Progetto Civico. L’ex iena assume formalmente la presidenza di questo sconosciuto minipartito nazionale della sinistra, affiancandosi ad Alessandro Onorato, figura sconosciuta ai più, che riveste il ruolo di coordinatore della formazione.

Al di là dell’enfasi comunicativa e del tono trionfalistico ostentato durante la presentazione pubblica, l’accordo rivela limiti evidenti e una rilevanza politica del tutto marginale nel variegato panorama della sinistra italiana. Il perimetro delineato da questa federazione raccoglie infatti sigle e realtà civiche di ridottissimo se non inesistente peso elettorale, prive di un vero radicamento nazionale.

L’iniziativa appare dunque vuota sotto il profilo della spinta propulsiva e incapace di spostare gli equilibri reali della politica che conta. Il ricorso a toni accesi, la promessa di risultati straordinari alle urne e la narrazione di una sfida contro i poteri consolidati costituiscono nient’altro che il tipico repertorio comunicativo di stampo populista con cui La Vardera da sempre costruisce la propria immagine pubblica.

Vi raccontiamo come è andata davvero e come alla fine La Vardera è stato semplicemente imbrogliato.

In verità è La Vardera che prima di tutto tenta di imbrogliare i suoi seguaci parlando del grande progetto politico al quale ha aderito giovedì scorso. In verità aveva già aderito a Progetto Civico il 29 ottobre 2025 e prima ancora il 2 ottobre 2025 .

Ma poi non ne aveva più parlato probabilmente comprendendo che quel movimento quasi non esisteva ed era una delle finzioni costruite a tavolino dal Partito Democratico che da sempre tenta di inventare formazioni civiche o di centro per poi integrarle nel partito e dimostrare grande apertura. Dai tempi degli indipendenti di sinistra sono abituati a queste sceneggiate.

Qualcuno, vicino al PD ha però adesso convinto La Vardera che senza un aggancio nazionale che fosse ben visto dal Partito Democratico non aveva alcuna speranza di diventare il candidato del campo largo alla Presidenza della Regione. Così è nata, con il consenso del PD nazionale, l’operazione che ha incoronato La Vardera come presidente dell’inesistente Progetto Civico.

Adesso il leader di Controcorrente si sente candidato con l’assenso del Partito Democratico. In verità però lo hanno imbrogliato. Sul tavolo nazionale, quello vero, Progetto Civico non ha cittadinanza e chi non è presente a quel tavolo non avrà mai un candidato in una Regione. Gli diranno di candidarsi a sindaco di Palermo o di andare a Roma a fare – se la sinistra vince – il ministro (poi se va bene gli darebbero un posticino da sottosegretario).

La Vardera ha deciso di aderire a questo minipartito di area PD per blindare le proprie personali ambizioni in vista della competizione per Palazzo d’Orleans, pensando di porre sul piatto delle trattative una sorta di copertura nazionale utile a rivendicare la candidatura della sinistra alla presidenza della Regione Siciliana.

Ma basta osservare la reazione del Partito Democratico espressa dal segretario regionale Anthony Barbagallo che riflette una prudente apertura formale, limitata all’ascolto per la stesura del programma. Nella sostanza l’operazione non sposta gli equilibri del campo largo. I vertici della sinistra isolana guardano alla manovra con evidente distacco, ben consapevoli che le scelte sul territorio rispondono a logiche diverse e prevedono un accordo blindato tra il PD e i 5 Stelle.

Mentre l’eco dei rumors secondo cui le due forze principali della coalizione sono saldate da un patto strategico blindato continua a risuonare tra i corridoi che contano, studiato proprio per sbarrare la strada a La Vardera ed escluderlo da un’eventuale vittoria alle primarie per la presidenza, l’ingresso di Controcorrente in Progetto Civico viene relegata a mera operazione di comodo: un contenitore del tutto privo del peso necessario per determinare la guida dell’alleanza alternativa a Schifani.

Un’operazione quindi venduta a La Vardera come la strada per arrivare alla Presidenza della Regione, ma in verità funzionale soltanto a normalizzare il discolo giamburrasca della sinistra siciliana.

Gli fanno credere al Campo dei Miracoli per prepararsi a sottrargli le monete d’oro del consenso personale.