Con la conclusione delle indagini preliminari, la Procura di Agrigento si prepara a formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di ventiquattro persone e otto società, al centro di un presunto intreccio criminoso volto a condizionare l’assegnazione delle grandi opere pubbliche del territorio. Un vortice di mazzette, soffiate riservate e concorsi alterati che trova il suo snodo centrale nelle risorse destinate alla gestione delle risorse idriche, inclusa la fondamentale gara per l’ammodernamento della rete idrica provinciale, una commessa che da sola valeva oltre trentasette milioni di euro.
Il quadro delineato dai magistrati e dagli investigatori della Squadra Mobile descrive un meccanismo ben collaudato, capace di piegare a scopi puramente privatistici la cosa pubblica. Al vertice di questa struttura, secondo le accuse sollevate dalla Procura guidata dal procuratore Giovanni Di Leo insieme ai pubblici ministeri della sua squadra, vi sarebbe l’ex assessore regionale all’Energia e attualmente capogruppo all’Ars di Popolari e Autonomisti Roberto Di Mauro. L’esponente politico avrebbe sfruttato la sua posizione di rilievo all’interno per orientare i flussi finanziari e favorire la propria cerchia di contatti, indirizzando la concessione dei lavori a ditte compiacenti e consolidando la propria influenza economica e politica sull’intero territorio.
Il perno delle imputazioni più serie è rappresentato dal reato di associazione a delinquere. Questa figura di reato, la più gravosa tra quelle iscritte nel fascicolo della magistratura agrigentina, viene contestata a un ristretto nucleo di quattro figure chiave. Oltre allo stesso Roberto Di Mauro, ritenuto dai PM la mente e il punto di riferimento istituzionale dell’organizzazione, l’accusa di essersi consociati per delinquere pesa sull’architetto licatese Sebastiano Alesci, Luigi Sutera Sardo, ex assessore a Favara, e su Vittorio Giarratana, dirigente esperto dell’ufficio tecnico comunale di Valguarnera Caropepe. Attraverso questa intesa, il gruppo avrebbe sistematicamente pilotato gli appalti, violando le regole della concorrenza e garantendosi contropartite finanziarie e di potere.
L’inchiesta, tuttavia, non si limita agli aspetti strettamente legati ai lavori e alla manutenzione della rete idrica, ma si spinge fino a contestare la regolarità delle istituzioni locali. Gli atti d’indagine descrivono infatti un’ingerenza diretta e spregiudicata nelle dinamiche democratiche che hanno portato al rinnovo delle cariche istituzionali del Libero Consorzio di Agrigento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il manipolo guidato dall’ex assessore avrebbe orchestrato una vera e propria operazione di condizionamento dell’esito elettorale per l’elezione del nuovo Presidente dell’ente di area vasta e dei consiglieri.
La manovra si sarebbe sviluppata mediante l’esercitazione di pressioni e l’invio di direttive precise nei confronti di alcuni amministratori locali, in particolare facendo leva sui consiglieri del Comune di Favara legati alla rete politica dell’ex componente della giunta regionale. La certezza dell’obbedienza alle indicazioni di voto della fazione sarebbe stata garantita con metodi insidiosi e contrari alla segretezza del suffragio: le prove dell’avvenuta preferenza venivano infatti fornite istantaneamente tramite l’invio di immagini che ritraevano le schede scattate direttamente dall’interno della cabina elettorale.
Questo strascico giudiziario sta già provocando reazioni nel panorama politico dell’intera provincia. Le consultazioni amministrative di secondo livello avevano infatti visto l’affermazione di un’inattesa convergenza di forze trasversali, un intarsio di alleanze che aveva finito per tagliare completamente fuori dai giochi Fratelli d’Italia che appare ora intenzionata a chiedere lo scioglimento dell’assise provinciale.
Dalla difesa dell’ex assessore Di Mauro giungono intanto prese di posizione intese a smorzare l’impatto delle imputazioni. La difesa fa notare come il perimetro delle contestazioni mosse al termine delle indagini risulti ridimensionato e modificato rispetto alle prime battute dell’attività investigativa. Il legale del politico ha tenuto a precisare che il proprio assistito ribadisce l’assoluta estraneità a ogni condotta illecita, confidando che nel corso delle successive fasi processuali il Giudice possa riconoscere la correttezza del suo operato istituzionale.
Con ventiquattro persone e otto società a un paso dal rinvio a giudizio, la vicenda si prefigura come uno dei processi di maggior rilievo per la politica agrigentina degli ultimi anni. I reati che a vario titolo verranno contestati davanti al magistrato spaziano dalla corruzione attiva e passiva alla concussione, passando per la turbativa d’asta, l’indebita induzione a dare o promettere utilità e la rivelazione di segreti legati agli uffici pubblici. Ma sarà soprattutto l’accusa dell’esistenza di una compagine associativa, imperniata sulla figura di Di Mauro, a costituire il fulcro attorno al quale si giocherà il futuro politico e giudiziario della zona.
La nostra posizione rimane comunque sempre uguale e vorremmo suggerirla ad ognuno, politici e colleghi giornalisti: gli indagati rimangono innocenti fino a condanna definitiva.
In ogni caso non si conoscono ancora evidenze investigative sugli indagati tali da consentire di mettere in discussione o valutare come imbarazzanti i loro comportamenti anche solo sul piano politico.
Per parafrasare un motto molto noto alcuni anni fa, in questo caso la posizione corretta è “garantismo e vigile attesa”.