SERRADIFALCO, MPA CHIEDE DI RIMUOVERE SUBITO BURGIO

di Rino Piscitello

“Il Movimento per l’Autonomia esprime profonda preoccupazione per la vicenda che sta interessando il Comune di Serradifalco e, con essa, la tenuta complessiva della legalità nell’ordinamento degli enti locali siciliani”. Comincia così la nota ufficiale dei lombardiani in relazione alla questione del terzo mandato del sindaco Burgio.

“Il Sindaco di Serradifalco – riporta la nota -, eletto per un terzo mandato consecutivo in palese violazione dell’art. 3, comma 3, della legge regionale n. 7 del 1992 — che per i comuni sopra i 5.000 abitanti consente una sola rielezione immediata — ha consapevolmente forzato la norma vigente, sostituendo la dichiarazione rituale di candidatura con una dichiarazione di segno opposto, fondata su un’interpretazione estensiva della sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale che nessun giudice ha mai riferito alla disciplina siciliana.

L’assessora alle Autonomie Locali, Elisa Ingala, aveva notificato il 26 giugno scorso al primo cittadino una diffida perentoria, concedendogli 10 giorni per rassegnare le dimissioni prima di fare scattare il provvedimento definitivo da parte del Presidente della Regione per gravi e persistenti violazioni di legge.

Ovviamente il sindaco non ha ritenuto di farlo, intendendo probabilmente tenersi aperta la strada per un ricorso contro l’eventuale provvedimento di rimozione da parte di Schifani.

Di giorni adesso ne sono passati più di trenta. Il Movimento per l’Autonomia chiede a Schifani di essere conseguente e di firmare il provvedimento di rimozione.

“L’Assessorato regionale delle Autonomie locali – dice l’Mpa -, ha già formalizzato la proposta di rimozione che va firmata senza esitazione. Lo impone, anzitutto, il rispetto del Parlamento siciliano. L’Assemblea Regionale Siciliana ha ripetutamente e consapevolmente respinto ogni proposta di modifica dell’art. 3 della L.R. n. 7/1992 volta a introdurre il terzo mandato consecutivo. Non si può consentire che un singolo amministratore, per quanto sorretto dal consenso elettorale, realizzi per via di fatto ciò che il legislatore regionale ha più volte negato per via di diritto. La sovranità dell’Assemblea legislativa siciliana in materia di ordinamento degli enti locali non può essere svuotata da atti unilaterali di disobbedienza civile, per quanto dichiarati. Lo impone, inoltre, il rispetto dei tanti sindaci siciliani che nella passata tornata elettorale hanno osservato la legge. Sono decine gli amministratori che, giunti al termine del secondo mandato consecutivo, hanno rispettato il limite dei due mandati previsto dalla norma regionale, rinunciando a ricandidarsi. A ciascuno di loro e ai cittadini che ne hanno legittimamente raccolto l’eredità, si deve la garanzia che la legge sia uguale per tutti. Consentire a un sindaco di rimanere in carica in aperta violazione della disciplina sui limiti di mandato sarebbe una grave ingiustizia e significherebbe infliggere un’umiliazione a chi quella disciplina l’ha rispettata, pagando anche un prezzo politico e personale”.

Il Presidente Schifani deve quindi prendere una decisione e non può non scontentare uno dei due contendenti. Occorre peraltro dire che il sindaco Burgio era consapevole che la sua dichiarazione era difforme da quella richiesta dalla legge per la candidatura e che la sentenza della Corte Costituzionale emessa per la Val D’Aosta non avrebbe potuto avere un’interpretazione estensiva se non confermata dalla stessa Corte.

L’unica posizione accettabile da parte del sindaco di Serradifalco sarebbe stata quella di richiedere lui stesso informalmente il provvedimento di rimozione al Presidente della Regione per poter poi fare ricorso al Tar chiedendo esplicitamente di inviare gli atti alla Corte Costituzionale per una nuova sentenza. Una posizione politica, ancora possibile, a difesa del supposto diritto ad un terzo mandato. Utilizzare una dichiarazione non corrispondente a quella richiesta dalla legge per svolgere qualche mese di mandato in più rappresenta invece un’escamotage oggettivamente non tollerabile.

La nota Mpa prosegue ponendo peraltro un problema di ordine generale relativo alle prossime elezioni comunali. “Vi è, infine, – dice la nota – una ragione di sistema. Nel maggio 2027 saranno numerosissimi i sindaci siciliani dei comuni con meno di 5.000 abitanti che concluderanno il secondo mandato consecutivo. Se oggi si tollerasse la permanenza in carica di un sindaco eletto in violazione del divieto di terzo mandato, si creerebbe un precedente dirompente: l’anno prossimo ogni amministratore in scadenza potrebbe invocare lo stesso argomento — la pretesa abrogazione della norma regionale per effetto della sentenza n. 16/2026 — e ripresentarsi per un terzo mandato, generando una giungla istituzionale in cui ciascuno decide per sé quale legge applicare, con un contenzioso elettorale destinato a paralizzare decine di comuni. La posta in gioco, dunque, non è solo la sorte del Sindaco di Serradifalco. È la tenuta dell’ordinamento regionale, il rispetto della potestà legislativa dell’ARS e l’uguaglianza dei cittadini e degli amministratori di fronte alla legge”.

I lombardiani concludono confidando che si voglia riaffermare il principio per cui in Sicilia la legge regionale vigente si osserva, non si interpreta creativamente.

Lo scontro è ormai dichiarato e tra i lombardiani e i leghisti di Luca Sammartino siamo ormai alla resa dei conti. Una resa dei conti che rischia comunque di indebolire il governo.

E a Schifani tocca decidere in fretta.