SONDAGGI IN SICILIA: QUALCUNO IMBROGLIA. FORSE TUTTI.

di Redazione

I recenti sondaggi diffusi sulla scena politica siciliana stanno scatenando una battaglia a colpi di rilevazioni statistiche, una sorta di guerra fredda che offre quadri interpretativi talmente divergenti da sollevare interrogativi di estrema gravità. La corsa verso le prossime elezioni regionali si sta trasformando in uno scontro di propaganda in cui i numeri, anziché fare chiarezza sugli orientamenti reali dell’elettorato, sembrano piegarsi agli interessi delle singole forze politiche che commissionano gli studi.

Da un lato vi è il quadro tracciato dall’istituto BidiMedia per conto del movimento Controcorrente, guidato da Ismaele La Vardera. Questo studio, pubblicato oggi dal quotidiano La Sicilia, attribuisce alla formazione dell’ex iena una crescita eccezionale, potremmo serenamente dire abnorme, proiettandola al primo posto nell’Isola con il 19,8% delle preferenze.

E ovviamente il candidato vincente per la Presidenza della Regione in questo sondaggio risulta largamente Ismaele La Vardera che supera qualsiasi altro candidato (Schifani, De Luca e chiunque altro).

Altro sondaggio, risultati addirittura capovolti.

Una rilevazione curata dall’istituto SWG su incarico di Cateno De Luca e del suo movimento Sud chiama Nord — e pubblicata ieri, sempre dal quotidiano La Sicilia — racconta una storia completamente differente. Per la società triestina, infatti, Controcorrente è la quinta formazione politica dopo Fratelli d’Italia (17%), Forza Italia (15%), Sud chiama Nord di Cateno De Luca (13,5%), e solo dopo Controcorrente appaiato con il Partito Democratico con un più modesto 11,5%.

E indovinate in questo sondaggio chi risulta il candidato più efficace per la Presidenza della Regione? Ma ovviamente Cateno De Luca.

Di fronte a divari così macroscopicamente inconciliabili, valutati nello stesso arco temporale e sullo stesso territorio, appare del tutto evidente come almeno una delle due rilevazioni sia priva di fondamento e risponda ad altre dinamiche. Nasce persino il sospetto che lo siano entrambe.

In un contesto democratico, la pubblicazione intenzionale di dati artefatti non costituisce soltanto una scorrettezza deontologica o un espediente propagandistico, ma può configurare una condotta di rilevanza penale. La legge italiana punisce chiunque diffonda notizie false o esagerate atte a perturbare l’ordine pubblico o ad alterare il regolare svolgimento delle dinamiche sociali e civili.

La manipolazione delle rilevazioni elettorali rappresenta un tentato condizionamento della volontà degli elettori, poiché mira ad alterare la percezione della forza dei candidati per creare un effetto trascinamento del tutto artificiale. È di solare evidenza che siamo di fronte a cifre quantomeno dubbie per fini di bottega. Un’anomalia di questo calibro non può essere archiviata come un semplice margine di errore statistico o una diversa metodologia di campionamento.

Una discrasia di questa portata merita di certo l’immediato intervento delle autorità giudiziarie per verificare la genuinità dei dati grezzi, la correttezza delle procedure di intervista e le responsabilità di chi ha ordinato o diffuso tali numeri.

Ci aspettiamo anche la presentazione di denunce e di interrogazioni parlamentari da parte delle forze politiche danneggiate da tutto questo.

Salvare il dibattito pubblico da informazioni alterate è il primo passo per garantire elezioni libere e trasparenti.

Temiamo però che non basti che se ne occupi un magistrato e qualche organo di governo. Forse potrebbe essere utile anche l’intervento di qualcuno davvero bravo nel campo delle patologie relative all’ipertrofia dell’io.