INCENDI, 630 MILIONI DI DANNI E STATO DI CRISI

di Redazione

Gli incendi che hanno devastato il territorio siciliano tra il mese di luglio e la prima decade di agosto si lasciano dietro una scia imponente di devastazione e un bilancio economico estremamente grave. La stima complessiva dei danni sfiora i 630 milioni di euro, costringendo l’esecutivo di Palazzo d’Orleans a intervenire con decisione per fronteggiare le pesanti ripercussioni subite dalla popolazione e dalle attività produttive. La giunta regionale presieduta dal presidente della Regione Renato Schifani, ha ratificato la dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza per la durata di dodici mesi, una misura strategica scaturita dalla necessità di non abbandonare le amministrazioni locali, con una particolare attenzione rivolta ai piccoli centri delle zone interne, duramente provati dall’ondata di fuoco.

I rilievi condotti dalle autorità descrivono uno scenario particolarmente critico. Soltanto per quanto concerne le strutture pubbliche, le abitazioni e le infrastrutture, i costi per la messa in sicurezza e il ripristino superano i 50 milioni di euro. Il territorio maggiormente colpito risulta essere quello palermitano, dove la distruzione ha toccato la quota di circa 38 milioni di euro. Seguono con perdite rilevanti la provincia agrigentina con più di 4 milioni, il comprensorio ennese con oltre 2 milioni, e le aree di Siracusa e Catania. Cifre contenute si registrano nel territorio ragusano, nel nisseno e nel trapanese, mentre per la zona di Messina le rilevazioni sono ancora in fase di completamento.

Tuttavia, la gran parte dei danni riguarda il comparto primario e la vegetazione dell’Isola. L’assessorato regionale all’Agricoltura ha conteggiato circa 159 milioni di euro di perdite dirette subite dalle aziende agricole e dagli allevamenti, cui si sommano ben 263 milioni imputabili alla cancellazione di patrimonio boschivo, riserve e aree naturali. A questa cifra si aggiungeranno circa 157 milioni di euro necessari per avviare le indispensabili opere di rimboschimento e la messa in sicurezza dei versanti idrogeologici lasciati nudi dal fuoco. Complessivamente sono venticinquemila gli ettari su cui sono passate le fiamme, anche se la quantificazione definitiva delle perdite agricole si chiuderà soltanto nel mese di settembre.

Le temperature estreme abbinate ai forti venti di scirocco hanno spinto i roghi fino alle zone abitate, rendendo inevitabile lo sgombero temporaneo di centinaia di famiglie. Nel complesso si sono registrati più di ottomila interventi di spegnimento e monitoraggio effettuati da Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e Protezione Civile, un volume di lavoro eccezionale che ha visto la provincia etnea al primo posto per numero di uscite, seguita da quelle di Agrigento e Palermo. L’emergenza ha superato i limiti operativi delle strutture ordinarie regionali, provocando anche episodi drammatici tra i soccorritori, come l’infarto che ha colpito un vigile del fuoco impegnato nelle operazioni di spegnimento nel comune agrigentino di Bivona.

Sulla situazione è intervenuto direttamente il capo del governo dell’Isola. Renato Schifani ha infatti sottolineato come «Di fronte alla gravità degli incendi delle scorse settimane, il mio governo ha scelto di intervenire con tempestività e assumersi fino in fondo la responsabilità di sostenere i territori colpiti. I Comuni non possono essere lasciati soli ad affrontare un’emergenza di queste dimensioni».

In prima battuta la Regione ha deliberato lo stanziamento di un pacchetto finanziario iniziale da 25 milioni di euro. Di questi, 15 milioni serviranno a coprire le spese urgenti sostenute dalla Protezione civile per il ripristino delle condizioni minime di agibilità dei territori e per l’assistenza alla popolazione, mentre i restanti 10 milioni andranno ad alimentare la voce dei primi ristori economici per le aziende agricole devastate. Nel frattempo, continuano le verifiche tecniche per valutare se sussistano tutte le condizioni per sollecitare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il riconoscimento dello stato di emergenza a livello nazionale, passaggio che consentirebbe di accedere a risorse finanziarie ben più cospicue e straordinarie.