Le primarie per la candidatura alla presidenza della Regione Siciliana trasformano la trattativa nel campo largo in una complessa partita a Risiko dove da un lato il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle provano in ogni modo a scongiurare il ricorso ai gazebo nella speranza di individuare una figura condivisa da imporre all’intero tavolo, dall’altro le forze civiche e della sinistra ortodossa spingono per accelerare i tempi e chiamare subito al voto gli elettori.
All’interno dell’alleanza le posizioni appaiono fortemente frastagliate. Tra i dem la discussione interna vede salire le quotazioni dell’ex ministro Peppe Provenzano e del presidente della commissione Antimafia Antonello Cracolici. I pentastellati continuano invece a fare muro attorno al nome del loro coordinatore regionale Nuccio Di Paola, ritenuto un profilo decisamente più solido rispetto a quello dell’europarlamentare Giuseppe Antoci. Tuttavia, la tenuta di questo asse viene messa a dura prova dal pressing incrociato di Alleanza Verdi e Sinistra e del movimento Controcorrente.
AVS chiede una netta presa di posizione sui confini della coalizione, indicando come imprescindibile la totale esclusione di Cateno De Luca e di Sud chiama Nord da qualsiasi interlocuzione. Il portavoce siciliano dell’alleanza, Fabio Giambrone, sollecita il Partito Democratico a interrompere ogni dialogo con il sindaco di Taormina, ricordando come l’intesa originaria prevedesse una delimitazione perimetrale precisa, dalla quale restavano fuori le ambiguità e i contatti che alcuni settori dem e di Italia Viva avrebbero invece coltivato nell’ultimo periodo.
Sullo sfondo si consuma un’evoluzione strategica significativa da parte di Ismaele La Vardera. Il leader di Controcorrente non era in un primo momento propenso a svolgere la consultazione popolare, chiedendo piuttosto un’investitura diretta da parte della coalizione. Negli ambienti della politica isolana si sussurra con insistenza che questa svolta non sia affatto casuale, ma nasca da un probabile incastro tattico sull’asse Roma-Palermo.
Secondo queste ricostruzioni informali, La Vardera avrebbe ammorbidito la propria posizione in virtù di un accordo riservato stretto con il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Un’intesa strategica in base alla quale il capo dei cinque stelle accetterebbe di sacrificare la candidatura del proprio esponente di punta nell’isola, Nuccio Di Paola, garantendo l’appoggio del movimento al deputato di Controcorrente nella corsa interna siciliana.
Come contropartita su scala nazionale, La Vardera convoglierebbe le preferenze dei suoi sostenitori sull’ex presidente del Consiglio nelle primarie nazionali del campo largo. Una mossa spregiudicata che spianerebbe a La Vardera la strada verso la candidatura per Palazzo d’Orleans, lasciando contestualmente il Partito Democratico isolato e col cerino in mano.
La partita della Regione si intreccia inevitabilmente anche con le grandi sfide amministrative delle città capoluogo, a partire da Palermo. Sia la sinistra ambientalista sia Controcorrente chiedono chiarimenti sul metodo di selezione del candidato sindaco, lamentando un silenzio prolungato da parte del tandem PD-M5S e paventando la possibilità di presentarsi con decisioni autonome qualora le trattative continuino a rimanere congelate.
La sensazione diffusa è che i margini per trovare una sintesi unitaria si stiano riducendo di ora in ora, con i partiti più rappresentativi costretti a inseguire le iniziative delle forze minori e il rischio concreto di presentarsi all’appuntamento elettorale con un fronte inevitabilmente spaccato.