Pesca sportiva lungo le coste della Sicilia

di Antonino Piscitello

Con oltre mille chilometri di costa, la Sicilia offre ambienti marini molto diversi tra loro. Il fondale che sprofonda all’improvviso, le correnti sostenute e l’alternanza tra scogliere, spiagge sabbiose e foci dei fiumi creano habitat perfetti per i pesci. Per chi pratica la pesca sportiva, però, ogni tratto di mare richiede un approccio specifico e la giusta attrezzatura.

Nello Stretto di Messina, l’incontro tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio crea forti correnti che muovono il nutrimento dai fondali verso la superficie. Questo movimento attira molti pesci vicino a riva: sotto i moli si trovano spesso spigole e orate, mentre al largo cacciano palamite, ricciole e tonni rossi. Dove il mare diventa molto profondo, tra i trecento e i cinquecento metri, vivono specie di profondità come il pesce spatola e il mupo.

La costa tirrenica, da Palermo a Sant’Agata di Militello passando per Cefalù, alterna scogliere di roccia vulcanica e marna a piccole spiagge sabbiose. Tra gli anfratti rocciosi cercano rifugio saraghi pizzuti, cernie, murene e spigole. Vicino alle foci dei fiumi e attorno ai grandi porti, dove l’acqua dolce incontra quella salata, si incrociano facilmente cefali e spigole di buona taglia.

L’area della costa ionica, da Catania a Siracusa fino a Marzamemi, si distingue per fondali sabbiosi che scendono con dolcezza verso il largo. Il tratto tra Augusta e Marzamemi vanta poi ampie praterie di Posidonia intervallate da tratti di sabbia, dove pascolano mormore, orate, pagelli e occhiate. In estate e in autunno, l’abbondanza di piccoli pesci vicino a riva attira cacciatori veloci come il pesce serra, la leccia amia e la ricciola.

Lungo la costa meridionale, tra Porto Empedocle, Sciacca e Menfi, il Canale di Sicilia risente delle correnti calde nordafricane. Il fondo è soprattutto sabbioso e fangoso, ma interrotto da banchi di roccia dove vivono dentici, pagelli fragolini, triglie di scoglio e sgombri. In autunno e in inverno, le acque costiere tra i venti e i sessanta metri di profondità si popolano di calamari e totani.

L’attrezzatura va scelta in base alla costa e ai pesci che si vogliono insidiare. Da moli, scogliere e banchine la tecnica più usata è la pesca a bolognese. La montatura classica richiede una canna telescopica in carbonio lunga tra 5 e 7 metri, abbinata a un mulinello di taglia 2500 o 3000 caricato con filo dello 0,14-0,18 mm. Un finale trasparente in fluorocarbon da 0,10 a 0,14 mm serve a non insospettire spigole e orate nelle giornate di mare calmo e acqua limpida.

Sulle spiagge sabbiose, per il surfcasting e il beach ledgering, si usano canne robuste lunghe tra 4,20 e 4,50 metri capaci di lanciare zavorre da 100 a 200 grammi. A queste si abbina un mulinello capiente di taglia 8000 o 10000 con bobina conica, studiata per far uscire il filo rapidamente e raggiungere lunghe distanze. In bobina si carica un filo compreso tra 0,18 e 0,22 mm, unito a un tratto finale più robusto da 0,40-0,50 mm che assorbe lo sforzo del lancio con piombi pesanti.

Per insidiare i predatori dalle scogliere o alle imboccature dei porti con lo spinning, si impiegano canne reattive in due pezzi lunghe tra 2,40 e 2,70 metri, adatte a lanciare esche tra 10 e 50 grammi. Il mulinello di taglia 3000 o 4000 deve montare un trecciato sottile e resistente (PE 1.0 – 1.5), a cui si lega un finale in fluorocarbon da 0,35 a 0,45 mm per evitare che lo sfregamento sulle rocce tagli la lenza. Le esche si scelgono in base alla preda: minnow per la spigola, mentre per serra e leccia funzionano meglio le esche di superficie come popper e needle.

Per catturare seppie e calamari da terra o da piccole barche si pratica l’eging, una tecnica che richiede canne sensibili da 2,40 a 2,50 metri per manovrare gli artificiali a forma di gambero nelle misure 2.5 e 3.5. Una treccia molto sottile in bobina con un finale in fluorocarbon tra lo 0,20 e lo 0,25 mm permette di sentire anche i tocchi più lievi mentre l’esca affonda.

È sempre bene ricordare che chi pesca a livello sportivo in Sicilia deve rispettare le regole regionali e nazionali. Prima di iniziare occorre scaricare l’attestato di censimento gratuito dal sito del Ministero dell’Agricoltura. Il limite massimo di pescato è di 5 chilogrammi al giorno per persona, salvo il caso di un singolo pesce di peso superiore. Vanno sempre rispettate le taglie minime, i fermi biologici stagionali e i divieti assoluti di pesca nei canali d’accesso ai porti e dentro le aree marine protette.