Il nome di Leo Gullotta figura al centro della cronaca culturale delle ultime ore, travolto e al tempo stesso promotore di un dibattito mediatico che sta appassionando la Sicilia e il mondo dello spettacolo. Con ottant’anni d’età e ben sessantacinque di straordinaria carriera trascorsi magistralmente tra teatro, cinema, televisione e doppiaggio, la grandezza artistica di Gullotta rimane del tutto indiscutibile. Tre David di Donatello, svariati Nastri d’Argento e un impegno costante gli conferiscono il profilo di un gigante della cultura nazionale. Ma se sulla sua figura e sul patrimonio professionale offerto alla propria terra d’origine non sussiste il minimo dubbio, l’intricata vicenda del premio di Taormina Arte e la controversa e un po’ complottista dichiarazione dell’attore impongono un’analisi ben più fredda e distaccata, priva di automatismi e scorciatoie ideologiche.
I fatti raccontano di un contatto preliminare da parte della direttrice artistica della Fondazione Taormina Arte Sicilia, Simona Celi, in vista della Festa del Teatro del 3 settembre. Ne segue però l’esclusione dell’attore dalla lista finale dei dodici premiati. Una dinamica gestita indiscutibilmente in modo maldestro dalla Fondazione, che ha esposto l’artista a un comprensibile disagio dopo che la stessa direzione ha ammesso di aver contattato quasi cento nomi prima di stringere il cerchio. Ma la reazione dell’attore ha subito travalicato i confini della delusione personale per trasformarsi in una precisa e poco sensata accusa di censura ideologica. Gullotta ha denunciato pubblicamente l’accaduto con parole durissime: “Una manina destra figlia dell’amichettismo mi ha cancellato: sono offeso come professionista, come persona e come siciliano”.
Un’esternazione pesante, indirizzata all’ambiente della Regione Siciliana — socio di riferimento dell’ente presieduto dal commissario straordinario Bernardo Campo e dal sovrintendente Felice Panebianco — che ha immediatamente innescato la reazione delle opposizioni politiche. Di contro, l’assessora regionale allo Spettacolo Elvira Amata ha respinto fermamente ogni coinvolgimento diretto nella gestione dell’evento, dichiarando seccamente: “Non ne so nulla, io non entro nel merito delle scelte artistiche della Fondazione Taormina Arte. Non conosco nemmeno i nomi di chi sarà premiato. Qualunque scelta spetta alla direzione artistica. Personalmente ritengo che quando si parla di arte, cultura, musica non esistano destra e sinistra”.
E che la dicotomia politica applicata alle scelte artistiche rischi di rivelarsi un abbaglio lo dimostra la stessa lista dei premiati. Tra le personalità che saliranno sul palco del Teatro Antico figurano infatti figure storicamente e apertamente legate al panorama culturale di sinistra o da sempre distanti dai recinti del centrodestra, come Gabriele Lavia, Marisa Laurito e Manuel Agnelli. Un dato oggettivo che ridimensiona enormemente la tesi della punizione ideologica o della presunta epurazione di regime.
Resta dunque il punto centrale della questione: la legittima libertà di scelta di una direzione artistica. Per quanto spiacevoli siano state le modalità di comunicazione e la sequenza dei contatti, una direzione artistica deve poter citare, selezionare, escludere o premiare. Un premio non rappresenta un diritto acquisito, e sostenere che Gullotta debba essere inserito d’ufficio nel tabellone dei riconoscimenti soltanto perché è un mostro sacro dello spettacolo significa snaturare il concetto stesso di premio, trasformandolo in un atto dovuto.
L’episodio si inserisce peraltro in un momento di forte tensione per l’attore con le istituzioni culturali dell’isola. Di recente, Gullotta ha avuto modo di polemizzare anche con il direttore dello Stabile di Catania, Marco Giorgetti, a causa dei lunghi tempi di attesa e delle risorse economiche proposte per la ripresa del suo spettacolo “Minnazza”, una trattativa poi sfociata in un mancato accordo e in reciproche esternazioni di rammarico.
In questo quadro già sufficientemente teso, non poteva mancare il colorito intervento della politica locale. Con un’ostentazione di soccorso che scivola quasi nel ridicolo, il sindaco di Taormina, Cateno De Luca — da tempo in rotta di collisione con la gestione regionale della Fondazione Taormina Arte — si è affrettato a offrire a Gullotta il ruolo di testimonial per la stagione del Palazzo dei Congressi della diversa Fondazione Taormina, ipotizzando pure l’assegnazione di un premio speciale al Taormina Music Award il 19 settembre. Un triste tentativo di riparazione istantanea che maltratta la prestigiosa carriera dell’interprete siciliano.
Se si vuole davvero tutelare l’autonomia della cultura, occorre ammettere che un grande maestro rimane tale anche senza una targa da ritirare sul palcoscenico e che le direzioni artistiche devono rimanere libere di decidere senza che ogni esclusione venga automaticamente trasformata in un atto d’accusa.