Con un nome preso a prestito da un eroe epico della mitologia germanica non ci si poteva aspettare da Sigfrido Ranucci che una pretenziosa frase che sembra presa in prestito da un editto medievale. L’ha scritta come dichiarazione in risposta alla decisione della Rai di allontanarlo dalla direzione di Report.
Leggetela attentamente: “Il mio non è un addio, non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti”.
Da ogni parola ci appare evidenziarsi un narcisismo quasi patologico e una visione del mondo nella quale recita la parte di Superman contro i cattivi, o, peggio, crede davvero di esserlo.
Novello Don Chisciotte della Mancia ha deciso di essere l’eroe di una sinistra che non sa più vivere senza eroi.
Poco importa se era amico intimo di un faccendiere che gli ha messo una bomba sotto casa con l’obiettivo dichiarato di fargli aumentare la scorta e che lavorava ad un sondaggio per lanciarlo come candidato presidente del Consiglio del centrosinistra; poco importa se c’è chi di fatto lo accusa di molestie; poco importa se si è paragonato a Moro, Falcone e a Borsellino; poco importa se sotto la sua direzione Report non ha garantito i doveri di imparzialità che una trasmissione pubblica di inchiesta dovrebbe garantire.
La sinistra di una volta non avrebbe neppure preso un caffè con un personaggio di questo tipo.
La sinistra di oggi, invece, si è schierata a suo favore con pochissime eccezioni. Perchè ha davvero bisogno di eroi, essendo disposta a perdonare anche le mille sbavature e contraddizioni.
Se quello che ha fatto Ranucci lo avesse fatto un giornalista schierato diversamente sarebbe stato crocefisso e l’indignazione di femministe, uomini di partito e intellettuali di sinistra non si sarebbe fermata. Ma Ranucci ha il perdono da ogni peccato.
Nel quadro di una politica il cui scopo non è vincere, ma eliminare l’avversario, le parole di Ranucci ci sembrano purtroppo l’apertura ufficiale della campagna elettorale per una prossima candidatura al Parlamento in uno schieramento che ha ormai dimenticato la sua tradizione di tolleranza e senso delle istituzioni.

direttore del quotidiano
online La Nazione Siciliana