DEMOCRAZIA CRISTIANA: SCONTRO SU SCHIFANI

di Redazione

La Democrazia Cristiana è attraversata da una profonda frattura interna che mette in luce la complessa dialettica tra il partito siciliano e il centralismo romano. Oggetto del contendere è l’anticipo del dibattito sulla corsa alla presidenza della Regione Siciliana per le elezioni previste nel 2027. A riaccendere i riflettori sull’alleanza di centrodestra sono state le dichiarazioni di diversi leader siciliani che nei giorni scorsi hanno caldeggiato un secondo mandato per l’attuale presidente Renato Schifani. Un’ipotesi accolta con convinzione dal gruppo democristiano all’Ars, ma frenata dai rappresentanti nazionali.

In prima linea a sostegno della continuità c’è Carmelo Pace, capogruppo scudocrociato e primo cittadino di Ribera. Pace ritiene che Schifani rappresenti il candidato naturale della coalizione di governo, avendo saputo guidare l’isola con autorevolezza, coordinando una maggioranza che ha approvato riforme strutturali orientate allo sviluppo e alla competitività economica. Nella visione della componente siciliana del partito, proseguire lungo la strada tracciata in questo quadriennio appare la scelta più logica e ragionevole, invitando l’intero centrodestra a compattarsi senza indugi.

La posizione di Pace ha tuttavia provocato l’immediata reazione di Salvatore Giuffrida, ex deputato regionale nominato commissario in Sicilia dal segretario nazionale facente funzioni Giampiero Samorì. Pur condividendo l’apprezzamento per l’operato dell’amministrazione regionale, Giuffrida ha fermato i facili entusiasmi sottolineando come questo giudizio positivo non possa trasformarsi in un prematuro avallo della ricandidatura. Il commissario ha tenuto a precisare che ogni determinazione spetta unicamente agli organi statutari nazionali del partito, dai quali non si può prescindere. Nelle intenzioni di Giuffrida, la Democrazia Cristiana intende presentarsi alla scadenza elettorale al termine di un percorso ponderato, unitario e condiviso con la segreteria di Roma, valutando i programmi, i risultati e le condizioni politiche complessive per garantire stabilità ed evitando personalismi.

La replica dell’isola non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di uno scontro aperto. I segretari provinciali e la quasi totalità dei componenti del comitato regionale si sono schierati compatti al fianco del gruppo parlamentare dell’Ars e di Carmelo Pace. Attraverso una nota durissima, la dirigenza territoriale ha bollato come sterile e inopportuna la presa di posizione del commissario. I rappresentanti locali hanno persino rimarcato come sarebbe stato preferibile il silenzio da parte di Giuffrida, stigmatizzando la sua nomina a commissario in quanto avvenuta a loro dire all’insaputa della base siciliana e in palese violazione delle norme statutarie.

Questa battaglia politica non riguarda soltanto l’opportunità di confermare la fiducia a Schifani, ma tocca il cuore dell’organizzazione interna della Democrazia Cristiana e del peso strategico dei territori. Resta da capire, mentre la fase preelettorale comincia a scaldarsi, chi nelle prossime tappe e nell’eventuale gestione di governo sarà riconosciuto come il reale interlocutore politico dagli alleati di coalizione e da chi sarà chiamato a guidare la Regione.