NISCEMI: TIMORE PER UNA NUOVA CREPA

di Redazione

Il terreno della collina di Niscemi non si arresta e continua a restituire i segni di una ferita profonda. A distanza di mesi dallo smottamento del 25 gennaio, l’apertura di una nuova fenditura ha riacceso la tensione tra la popolazione e le istituzioni locali. La spaccatura, estesa per circa sessanta metri sul versante sud-orientale della città, si colloca a meno di cinquecento metri dal plesso scolastico San Giuseppe, struttura evacuate nei giorni dell’emergenza e oggi sede temporanea del presidio di protezione civile. A destare apprensione è soprattutto l’assenza di precipitazioni recenti, un fattore che spinge i tecnici a valutare la natura esatta del movimento del suolo.

Il primo cittadino Massimiliano Conti ha espresso chiaramente la preoccupazione della città, sottolineando come la fessurazione sia visibile a occhio nudo e richieda una verifica tecnico-scientifica immediata. Secondo il sindaco, pur potendo rientrare nell’evoluzione fisiologica del fronte franoso, è necessario escludere in modo categorico una vera e propria riattivazione del fenomeno. Per questa ragione, il monitoraggio viene condotto su base quotidiana in stretta collaborazione con gli esperti della protezione civile regionale e nazionale.

Sul posto è giunto il capo del dipartimento della Protezione civile e commissario straordinario Fabio Ciciliano, il quale ha preso parte a un vertice operativo per esaminare l’evoluzione della situazione e cercato di rassicurare gli abitanti precisando che la crepa è comparsa all’interno della perimetrazione della zona rossa, un’area già interdetta e posta sotto massima sicurezza, dove non sussistono rischi immediati per l’incolumità pubblica. Ciciliano ha ribadito che la complessità geologica del sito, caratterizzato da tre distinti movimenti franosi di grande estensione, rende del tutto prevedibile l’insorgenza di simili assestamenti. L’attenzione resta comunque altissima, specialmente in vista della stagione autunnale e del ritorno delle piogge, elemento scatenante del disastro invernale, complicato dalla presenza di reflui fognari e acque meteoriche intrappolate nel sottosuolo.

Oltre all’analisi dei rischi geologici, l’incontro al Museo civico si è concentrato sulle misure economiche e sugli interventi strutturali previsti per il territorio. Ciciliano ha confermato che la dote finanziaria complessiva ammonta a 150 milioni di euro, equamente divisi tra le opere di ingegneria e i contributi destinati ai cittadini colpiti. 75 milioni saranno infatti impiegati per la messa in sicurezza del versante meridionale e del torrente Benefizio, con la firma imminente dei decreti che daranno il via alle gare d’appalto per i primi due documenti di fattibilità. La restante metà delle risorse servirà a finanziare gli indennizzi e il piano delle demolizioni degli immobili dichiarati inagibili.

I dati aggiornati fotografano una crisi sociale complessa: si contano attualmente 574 sfollati appartenenti a 236 nuclei familiari, con 576 immobili inclusi nel perimetro ad alto rischio. Per i residenti che hanno perso la propria casa si apre ora una finestra temporale di quarantacinque giorni per scegliere come pianificare il futuro.Sono state previste previsto due fasce d’indennizzo differenti: un contributo pari a circa 600 euro al metro quadro per chi deciderà di acquistare o realizzare un’abitazione in un altro comune e un contributo di 1.573 euro al metro quadrato per coloro che sceglieranno di ricostruire la propria casa a Niscemi. Differenza che evidentemente tende a disincenticare l’abbandono della città.

Nel corso del vertice non sono mancate le proteste da parte degli operatori economici e dei commercianti. Particolarmente critica è la situazione delle sette imprese che ricadono nella cosiddetta zona nera, le quali, pur avendo ricevuto un primo sostegno di 20.000 euro, si trovano nell’impossibilità fisica di riprendere l’attività a causa del blocco totale degli accessi. Per affrontare nello specifico le esigenze del tessuto produttivo e del settore agricolo, è stato già fissato un tavolo tecnico per il 14 settembre, durante il quale verranno esaminate le singole posizioni. L’obiettivo prioritario resta quello di garantire non soltanto il ripristino delle infrastrutture vitali, come la viabilità lungo la SP 10, ma anche la continuazione della vita economica e sociale dell’intera comunità.