TUNISI-PALERMO: MORTO MIGRANTE SULLA NAVE

di Redazione

Un giovane migrante tunisino ha perso la vita all’interno della stiva del traghetto Auriga della flotta GNV, mentre la nave compiva la propria attraversata tra le sponde di Tunisi e il capoluogo siciliano. Il corpo privo di vita dell’uomo è stato rinvenuto all’interno di un’autovettura imbarcata nel garage del natante, al cui interno si era celato nel tentativo di approdare sul territorio italiano eludendo i controlli di frontiera.

A compiere la drammatica scoperta è stata la medesima conducente del veicolo, un’Audi A4, anch’ella cittadina tunisina e residente a Firenze per motivi di studio. Accortasi che l’occupante del vano posteriore non dava più alcun segno di reattività, la donna ha immediatamente sollecitato l’intervento degli uomini dell’equipaggio. Il personale della nave ha quindi attivato le procedure d’emergenza segnalando l’accaduto alle autorità di terra prima dell’attracco al porto di Palermo.

All’arrivo della vettura in banchina, gli agenti della Polizia Marittima e il medico legale si sono subito adoperati per una prima analisi della scena e per un sommario esame della salma, riscontrando la totale assenza di documenti di identità addosso alla vittima.

Attorno al cadavere le forze dell’ordine hanno rinvenuto piccole scorte di generi alimentari e acqua, oltre a notare come il finestrino dell’abitacolo fosse stato lasciato parzialmente aperto. Tuttavia, le cause esatte del decesso rimangono al momento incerte e non si esclude alcuna ipotesi. Per fare piena luce sulle dinamiche che hanno condotto alla morte del ragazzo, gli organi giudiziari palermitani hanno disposto l’esecuzione di un accertamento autoptico presso la struttura di Medicina Legale del Policlinico cittadino.

Nel frattempo, la posizione della proprietaria della vettura è finita al vaglio degli inquirenti della Squadra Mobile e della sezione specializzata nell’immigrazione. Dopo aver ascoltato a lungo la versione resa dalla giovane universitaria, i magistrati hanno deciso di adottare un provvedimento di fermo per la condotta di favoreggiamento dell’ingresso clandestino, disponendone il trasferimento al carcere Pagliarelli.

L’attività investigativa prosegue ora attraverso l’analisi dei dispositivi telefonici sequestrati, con l’obiettivo di delineare la rete di contatti del giovane e comprendere se l’episodio sia frutto di un’iniziativa isolata tra conoscenti oppure l’anello di una catena organizzata per il trasporto illegale attraverso la rotta tunisina.