ULIVETO IN FUMO A CALATABIANO: IL DRAMMA DI STEFANIA

di Redazione

Il fuoco ha inghiottito in poche ore un lavoro pluriennale, riducendo in cenere un’eccellenza della produzione olivicola biologica. A Calatabiano, comune del territorio Catanese a margine del fiume Alcantara, la devastazione di un rogo ha colpito al cuore un’importante realtà produttiva locale. Stefania Invernizzi, cinquantatré anni, ingegnere di origine comasca che quindici anni fa aveva scelto di stabilirsi in Sicilia per investire nell’agricoltura di qualità, si ritrova oggi a fare i conti con una distesa di tronchi carbonizzati e impianti completamente distrutti.

Le fiamme, nate il primo pomeriggio di sabato scorso in contrada Serramanco, sono state alimentate da temperature prossime ai quaranta gradi, una prolungata siccità e dalle raffiche di vento, propagate a partire da una stradina rurale purtroppo nota per l’incivile abbandono di spazzatura.

Tra le fiamme sono andati perduti duecentocinquanta ulivi secolari e circa cinquecento piante più giovani, insieme alle vasche di raccolta idrica e all’intero sistema d’irrigazione. La catastrofe non cancella soltanto il raccolto della stagione corrente, ma pregiudica irrimediabilmente la produttività dell’area per il prossimo decennio.

Oltre alla stima dei danni materiali, che toccano cifre da capogiro, l’aspetto più lacerante riguarda il profondo senso di impotenza e il trauma subito. L’imprenditrice, attraverso le parole rese a La Sicilia, ha espresso un amaro rammarico dinanzi al mancato riscontro delle forze dell’ordine e dei vari enti preposti alla tutela del territorio, dai quali attendeva un sopralluogo per stabilire con precisione l’innesco dell’incendio.

Questa tragica vicenda evidenzia l’urgenza di un’azione decisa a tutela del comparto agricolo. Le istituzioni devono essere vicine e supportare questa imprenditrice con aiuti concreti e risposte immediate, dimostrando che chi scommette sullo sviluppo della Sicilia non viene lasciato solo dopo simili disastri. Parallelamente, è fondamentale che gli organi inquirenti facciano tutto il possibile per catturare e punire in modo esemplare gli autori di questo gesto sconsiderato, sanzionando con massima fermezza chiunque metta a rischio l’incolumità pubblica e l’ecosistema.

Non si tratta soltanto di risarcire un danno economico privato, ma di difendere la dignità di un intero patrimonio ambientale e produttivo. La salvaguardia del paesaggio e della sicurezza del territorio richiede una presenza costante delle istituzioni, un monitoraggio capillare e una vera svolta culturale contro l’incuria e l’illegalità.