I SIGNORI DEL “NO” VOGLIONO ANNEGARE LA SICILIA NEI RIFIUTI

di Antonino Piscitello

In Sicilia, mentre per la gestione e il trattamento dei rifiuti lil governo Schifani punta a realizzare a Bellolampo (Palermo) e a Catania zona industriale due impianti moderni di termovalorizzazione, i soliti comitati del No presentano l’ennesimo ricorso per azzerare tutto.

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I gruppi ambientalisti hanno formalizzato per entrambi i termovalorizzatori la richiesta di sospensione del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (Paur), l’iter amministrativo che comprende la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e tutte le autorizzazioni necessarie all’apertura dei cantieri.

La giustificazione alla base dell’istanza è prettamente formale: i promotori sostengono che le integrazioni tecniche presentate dai progettisti, fornite per rispondere ai normali chiarimenti richiesti dagli uffici, modifichino le carte originarie al punto da configurare di fatto un nuovo progetto. Su questa base, pretendono che l’intero iter venga azzerato e si ricominci daccapo.

La posizione conferma un approccio ormai consolidato. Anziché lavorare per risolvere eventuali criticità e migliorare i progetti in corso d’opera, i comitati del No lavorano regolarmente per bloccare tutto. L’obiettivo rimane l’ostruzionismo burocratico, un metodo che ignora sistematicamente le soluzioni tecniche proposte dalla Regione Siciliana. I dati ufficiali sui due impianti progettati per Palermo e Catania, che comporteranno un investimento complessivo superiore agli ottocento milioni di euro, delineano strutture di ultima generazione. Le proiezioni tecniche prevedono emissioni di diossine nettamente inferiori rispetto agli impianti presi a modello nel nord Europa, garantendo contemporaneamente la produzione di energia elettrica per le abitazioni e un abbattimento strutturale dei costi di smaltimento, essenziale per ridurre le tariffe della Tari ai cittadini.

La Regione Siciliana ha concesso altri quindici giorni di tempo per consentire di presentare osservazioni sul progetto del termovalorizzatore di Catania. L’iniziativa, che garantisce “la più ampia partecipazione” al percorso di autorizzazione non placa però le polemiche degli ambientalisti.

Ma opporsi in modo sistematico alle soluzioni industriali definitive produce conseguenze immediate sulla gestione urbana dei rifiuti. Senza un polo tecnologico in grado di trattare definitivamente gli scarti, la Sicilia continuerà ad avere bisogno sempre più di discariche, aree di stoccaggio per evitare l’accumulo di spazzatura per strada e di spedire i rifiuti all’estero con costi altissimi.

Il risultato diretto di questi ritardi si osserva proprio a Bellolampo: mentre i ricorsi tentano di fermare il termovalorizzatore, pochi giorni fa l’amministrazione ha dovuto avviare d’urgenza una gara d’appalto da oltre tredici milioni di euro per la costruzione della vasca VII bis. Si continuano quindi a impiegare fondi pubblici per ampliare le attuali discariche, unica alternativa oggi praticabile per compensare la mancanza degli impianti osteggiati da quei gruppi che, solo su carta, possono definirsi ambientalisti e che di fatto invece sembrano schierati dalla parte del partito delle discariche.

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