In Italia la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente il sistema di istruzione e formazione, senza conseguire un diploma o una qualifica, si attesta all’8,2%. In Sicilia il valore raggiunge il 17,1%, risultando il più alto tra le regioni italiane e superando di oltre il doppio la media nazionale.
I dati forniti da Openpolis ed elaborati su rilevazioni Istat mostrano come l’uscita anticipata dai percorsi scolastici rappresenti un fenomeno diffuso in modo disomogeneo sia tra le diverse province sia all’interno dei singoli comuni.
Il territorio comunale di Catania evidenzia l’incidenza maggiore a livello nazionale tra i quattordici capoluoghi metropolitani, con un tasso di abbandono pari al 26,5%. Tra i giovani con cittadinanza italiana l’abbandono si attesta al 24,1%, mentre la criticità del fenomeno è ancora più accentuata tra la popolazione giovanile con cittadinanza non italiana, dove tocca il 68,6%, la percentuale più alta registrata nei grandi comuni italiani.
A Palermo l’abbandono scolastico complessivo riguarda il 19,8% dei residenti tra i 18 e i 24 anni. Nello specifico, la quota si attesta al 17,9% tra i giovani con cittadinanza italiana, mentre sale al 54,2% tra i cittadini stranieri.
Il fenomeno interessa direttamente anche la città di Messina, dove l’indicatore generale è pari al 14,6%. La percentuale di abbandono tra i ragazzi italiani è del 12,5%, mentre per i residenti senza cittadinanza italiana il valore sale al 53,2%.
Nell’entroterra, il comune di Caltanissetta rileva un tasso di abbandono precoce del 21,8%, a cui si affiancano i dati elevati dei contesti provinciali di Ragusa (23,8%) ed Enna (22,9%).
Nei comuni di Trapani e Agrigento le problematiche legate ai percorsi formativi emergono già nelle scuole secondarie di primo grado, con quote rispettivamente pari al 24,7% e al 23,1% degli studenti di terza media che presentano livelli di apprendimento del tutto inadeguati nelle competenze di base.
A queste dinamiche si affiancano i limiti della rete infrastrutturale scolastica e la ridotta disponibilità dei servizi integrativi, come la mensa e il tempo pieno, la cui presenza risulta irregolare nei vari ambiti territoriali della regione.
L’interruzione prematura degli studi si riflette successivamente sulle opportunità di inserimento lavorativo. A Catania la quota di residenti tra 15 e 29 anni inseriti nella categoria Neet (chi non studia, non lavora e non segue corsi di formazione) raggiunge il 35,4%, il valore più elevato tra le città metropolitane del Paese. A Palermo la percentuale di Neet si attesta al 32,4%, a Messina incide per il 28,1%, mentre a Caltanissetta si registra una percentuale del 15,6% su base comunale con picchi provinciali superiori al 40%.
I dati di Openpolis restituiscono un quadro impietoso che non ammette ulteriori margini di attesa. Senza provvedimenti e riforme strutturali radicali, la Sicilia è condannata a subire un irreversibile impoverimento sociale ed economico. La regione sconta già da tempo un costante esodo di giovani diplomati e laureati; se a questa dispersione si aggiunge la perdita della capacità di formare e qualificare i nuovi studenti, si compromette definitivamente ogni prospettiva di sviluppo per la nostra regione.
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