Via il bollo auto e moto a partire dal 2027 per sostenere le famiglie e liberare i cittadini da una gabella sulla proprietà oramai anacronistica. Il Consiglio dei ministri guidato dalla Presidente Giorgia Meloni ha varato un provvedimento di portata storica che cancella in modo strutturale uno dei balzelli più invisi agli automobilisti italiani. La misura interviene direttamente a favore delle categorie più fragili e delle famiglie a reddito medio-basso, concentrando i propri effetti sui veicoli di piccola e media potenza, fino a ottanta chilowatt, oltre che sui ciclomotori e sui motocicli.
Si stima che la scelta beneficerà circa quindici milioni di autovetture. La decisione punta a premiare l’efficienza dei conti pubblici e il buon andamento dell’economia nazionale, dimostrando come questo esecutivo mantenga gli impegni presi con gli elettori restituendo risorse preziose ai contribuenti senza gravare negativamente sui bilanci degli enti locali.
La misura sarà di tipo strutturale nel senso che non riguarderà il solo 2027 ma anche tutti gli anni a venire avendo il governo varato intanto il provvedimento per il primo anno in attesa della finanziaria di dicembre nella quale si potranno assumere impegni pluriennali.
La logica del provvedimento si basa sul principio fondamentale di alleggerire il carico fiscale legato al possesso dei beni necessari per il lavoro e la vita quotidiana. L’esenzione riguarderà un solo veicolo per proprietario, individuando in caso di possesso di più mezzi quello con la potenza inferiore o con l’imposta originariamente più bassa. Rientrano pienamente nell’agevolazione le vetture più diffuse sul territorio nazionale, dalle classiche citycar alle utilitarie compatte e ai piccoli crossover quotidiani.
Per verificare la possibilità di accedere al beneficio sarà sufficiente controllare la potenza espressa in chilowatt indicata sulla carta di circolazione, considerando che per i veicoli a propulsione ibrida la norma tiene conto esclusivamente della potenza erogata dal propulsore termico. La copertura finanziaria, pari a circa due miliardi e trecento milioni di euro, verrà garantita dallo Stato anche attraverso l’impiego virtuoso di risorse del PNRR rimaste inutilizzate e prive di vincoli, tutelando così le casse delle Regioni e delle Province autonome.
Trattandosi di una misura ad alto impatto sociale ed economico, le reazioni dell’esecutivo sono state di grande soddisfazione. La premier Giorgia Meloni ha evidenziato la natura strutturale di questa svolta, volta a cancellare definitivamente una tassa sgradita e ingiusta. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha sottolineato come la riforma vada ad aiutare in maniera concreta milioni di famiglie, anticipando persino la possibilità di estendere la platea dei beneficiari oltre il limite attuale qualora l’andamento economico continui a confermare la marcia positiva registrata finora. Dal canto suo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rimarcato come la cancellazione dell’imposta automobilistica rappresenti una storica battaglia d’ispirazione liberale coerente con i valori fondanti del centrodestra.
Di fronte a un provvedimento di tale portata, pensato per alleviare la pressione fiscale sui cittadini, i partiti del campo largo hanno preferito lanciarsi in attacchi pretestuosi anziché cogliere la rilevanza sociale della riforma. A queste forze politiche che hanno gridato in modo compatto alla mossa elettorale pur in presenza di un calendario che vede le urne piuttosto lontane, va ricordata la gestione scellerata della finanza pubblica promossa in passato con la disastrosa stagione del Superbonus voluto dall’allora premier Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle
Una misura devastante arrivata a costare alla collettività la cifra astronomica di 194 milioni di euro. Quell’intervento, venduto all’epoca come una panacea per l’edilizia, si è rivelato una redistribuzione al contrario che è andata a esclusivo vantaggio dei ceti più ricchi e dei proprietari di immobili di pregio, lasciando in eredità un buco spaventoso nei conti dello Stato che le future generazioni saranno chiamate a pagare. Il contrasto con l’operato attuale appare abissale: da un lato una misura sconsiderata che ha favorito i benestanti impoverendo la collettività, dall’altro un provvedimento pragmatico e strutturale che taglia i costi per le famiglie.
L’attenzione del centrodestra alle esigenze dei cittadini trova riscontro anche sul piano regionale. In Sicilia, il governatore Renato Schifani e l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino hanno reso pienamente operativo lo strumento dello “straccia bollo”, dando la possibilità a cittadini e imprese di regolarizzare la propria posizione tributaria entro il trentuno ottobre senza l’applicazione di sanzioni o interessi.
La procedura, estremamente semplice e accessibile presso gli sportelli Aci e le agenzie autorizzate, permette di sanare non solo la tassa automobilistica riferita agli anni dal 2016 al 2025, ma estende il proprio raggio d’azione anche ai canoni demaniali e ai tributi per le concessioni regionali, confermando una linea d’azione basata sulla vicinanza concreta al cittadino e sul sostegnoall’economia reale.