SCHIFANI PRENDE TEMPO

di Umberto Riccobello

Il Presidente della Regione Renato Schifani prende tempo, mentre i palazzi della politica siciliana attraversano una delle fasi più incerte e agitate degli ultimi anni. La convocazione d’urgenza della giunta di governo è arrivata ieri, temuta come una piaga, in un clima ormai saturo di retroscena, voci di rottura imminente e scambi di battute a mezzo stampa. Sullo sfondo di questa ennesima giornata campale vi è l’ombra di uno scandalo giudiziario che ha colpito figure di primo piano vicine all’amministrazione, ma la vera partita in corso appare tutta politica, giocata sull’asse che collega Palermo alla capitale.

Il presidente della Regione, pur manifestando il proprio profondo disappunto per l’atteggiamento dei vertici del suo partito, ha scelto di congelare per il momento ogni decisione drastica, evitando strappi immediati che finirebbero per travolgere l’intera maggioranza di centrodestra e bloccare le attività contabili e legislative dell’Assemblea.

La mossa d’inizio è rappresentata dall’accettazione dell’invito formulato dal commissario regionale Nino Minardo per un confronto diretto che si terrà nei prossimi giorni a Roma. L’appuntamento, al quale prenderà parte anche il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, segnerà lo snodo decisivo di questa complessa vertenza istituzionale. Sarà in quella sede che verranno stabiliti i primi dettagli della verosimile uscita di scena dell’ex presidente del Senato.

Ormai appare del tutto evidente come all’interno del partito e tra le trame dei vertici romani si sia consolidata la consapevolezza che le recenti vicende abbiano incrinato irrimediabilmente la figura del governatore, rendendo difficilmente praticabile l’ipotesi di un suo secondo mandato. La strada verso un bis alla guida della Sicilia sembra quindi sbarrata, a dispetto delle giuste rivendicazioni sul risanamento delle finanze pubbliche e sui traguardi raggiunti nell’azione di governo.

Proprio in virtù del lavoro svolto, tuttavia, il partito intende garantire al governatore il dovuto rispetto politico e un pieno riconoscimento. L’obiettivo condiviso non è la delegittimazione, bensì una gestione coordinata del passaggio di consegne che permetta al centrodestra di presentarsi unito ai prossimi appuntamenti elettorali, avanzando una proposta di rinnovamento per l’isola.

Per questo motivo, Schifani intende proseguire l’attività istituzionale rimanendo al suo posto per i mesi a venire, pur con la piena ed esplicita consapevolezza che la sua esperienza alla guida di Palazzo d’Orleans sia probabilmente giunta all’ultimo capitolo e non vedrà alcuna riproposizione. La priorità immediata resta l’approvazione dei provvedimenti contabili e finanziari più urgenti, fondamentali per la stabilità finanziaria della Regione e per evitare l’esercizio provvisorio.

Parallelamente alle trattative sull’agenda legislativa, le diplomazie sono già al lavoro per individuare una collocazione che consenta al presidente di concludere la propria carriera con un incarico prestigioso. Dopo l’ipotesi ventilata nelle scorse settimane, sembra difficilmente praticabile la pista che lo voleva in corsa per il Consiglio Superiore della Magistratura. Si cercherà quindi una soluzione alternativa, sempre di primo piano nelle istituzioni statali, capace di valorizzare la sua lunga esperienza istituzionale senza creare ulteriori attriti interni.

Il quadro temporale dell’uscita di scena sembra così già tracciato nelle sue linee essenziali. Il governatore dovrebbe formalizzare le proprie dimissioni durante la stagione invernale, consentendo una chiusura ordinata della legislatura. Questo permetterà di sciogliere l’Assemblea Regionale nei tempi tecnici necessari per condurre l’isola al voto anticipato la prossima primavera, offrendo alle forze di maggioranza il tempo di strutturare la nuova proposta politica e individuare il candidato successore.