Accordo fatto tra De Luca e il centrodestra: la svolta politica sembra ormai arrivata al suo epilogo e Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, si appresta a stringere un’intesa nazionale con la coalizione di governo, ponendo fine a settimane di tatticismi, abboccamenti e corteggiamenti incrociati. Il quadro politico nazionale e siciliano si arricchisce così di un nuovo tassello strategico, i cui dettagli operativi verranno resi noti ed esposti ufficialmente nel corso dei prossimi giorni attraverso una conferenza stampa.
Alla base dell’intesa vi è un’esigenza di carattere strettamente tecnico. La riforma in fase di approvazione a Montecitorio stabilisce infatti che le forze politiche prive di una componente parlamentare strutturata — sebbene presenti alle ultime consultazioni — debbano raccogliere 6.000 sottoscrizioni in ciascun collegio per poter correre alle prossime politiche. Una barriera burocratica che rischiava di soffocare sul nascere le ambizioni nazionali della formazione.
Con l’accordo in fase di perfezionamento, questo muro verrebbe drasticamente abbassato a soli 1.500 sottoscrittori per collegio, rendendo la competizione elettorale decisamente più accessibile e gestibile per la macchina organizzativa del movimento.
L’espediente tecnico per raggiungere questo obiettivo passa direttamente attraverso le dinamiche di Montecitorio e la formazione di una nuova componente interna al Gruppo Misto. Attualmente Sud chiama Nord annovera tra le fila della Camera un unico parlamentare, l’onorevole Francesco Gallo. Per dar vita a un organismo autonomo all’interno del Misto occorre tuttavia raggiungere la soglia minima di tre deputati.
È proprio qui che si concretizza l’intervento risolutivo: la disponibilità offerta dai vertici di Fratelli d’Italia a garantire il prestito temporaneo di due parlamentari, indispensabili per completare la quota richiesta dal regolamento della Camera. Le indiscrezioni che filtrano da Montecitorio concentrano l’attenzione in particolare sulla figura di Manlio Messina, deputato attualmente iscritto al Misto ma da sempre vicino alle posizioni di Fratelli d’Italia.
Oltre alla pura ingegneria parlamentare, l’intesa comprende ovviamente anche scenari di più ampio respiro che guardano alla governance futura del Paese, prevedendo l’inserimento di rappresentanti del movimento nell’eventuale compagine di governo.
Dal canto suo, De Luca continua a rivendicare autonomia d’azione e “mani libere” per la gestione politica in Sicilia, anche se questa posizione appare agli occhi degli osservatori più come un espediente retorico indirizzato al proprio elettorato che come una reale condizione contrattuale. In una base elettorale eterogenea, abituata a toni di rottura, la narrazione dell’indipendenza serve a mitigare l’impatto di un’alleanza strutturata con il centrodestra.
Nonostante i ripetuti tentativi avanzati dal fronte della sinistra per riaprire i margini di un dialogo, la direzione intrapresa appare ormai segnata e difficilmente reversibile. Con questa mossa Cateno De Luca assicura alla sua creatura politica una presenza garantita sulla scheda elettorale e un canale privilegiato di interlocuzione con il centrodestra, mentre la coalizione di governo blinda un bacino di voti prezioso sul territorio siciliano.