La manovra correttiva approda a Sala d’Ercole accompagnata da un clima di altissima tensione, trasformando fin dalle prime battute i lavori d’aula in una vera e propria trincea. La variazione di bilancio, un maxi-provvedimento composto da 125 articoli nato per dare risposte immediate al territorio, si trova al momento congelata da un muro ostruzionistico alzato con determinazione dalle forze di opposizione.
I numeri testimoniano chiaramente l’entità della battaglia parlamentare in corso, vista la pioggia di ben 3.050 emendamenti depositati con il preciso obiettivo di rallentare, se non addirittura bloccare, l’iter dell’intero pacchetto finanziario. Un atteggiamento sfascista, mirato apertamente a paralizzare l’operatività della Regione e a provocare uno stallo istituzionale dalle conseguenze imprevedibili per l’intera comunità.
A fare le spese di questo braccio di ferro ideologico sono purtroppo le categorie economiche che attendono linfa vitale da questo provvedimento. Traspare con estrema evidenza come all’opposizione importi ben poco delle sofferenze e delle urgenze dei comparti produttivi in crisi, lasciati in secondo piano pur di perseguire un’opposizione ostruzionistica e demolitrice.
Il blocco dell’attività parlamentare, così come dichiarato dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino presente in aula, finisce infatti per impedire l’erogazione tempestiva degli aiuti economici fondamentali destinati al mondo dell’agricoltura, al settore della pesca e al comparto dell’autotrasporto, oltre che ad altre numerose realtà imprenditoriali sull’orlo del tracollo. Perfino di fronte ad interventi di somma urgenza, come i primi fondi pari a tre milioni di euro stanziati per interventi dei territori del marsalese devastati da un violento tornado, la fermezza delle minoranze nel bloccare l’aula non mostra alcun segno di responsabilità.
Sullo sfondo delle proteste delle opposizioni vi sono le richieste di chiarimento politico e le polemiche legate alle vicende giudiziarie recenti, sfociate nella pretesa categorica di un dibattito generale alla presenza diretta del presidente della Regione, Renato Schifani. L’assenza del governatore nell’emiciclo è diventata l’alibi perfetto per condurre l’aula verso il rinvio della discussione generale e ostacolare l’avvio delle votazioni.
Nel frattempo, per cercare di uscire dalle sabbie mobili di un dibattito infinito, la presidenza dell’Assemblea guidata da Gaetano Galvagno sta valutando con grande attenzione la possibilità di procedere a un’operazione di stralcio del testo. L’idea di sfoltire il disegno di legge per concentrare l’attenzione solo sulle norme strettamente finanziarie ed essenziali rappresenta una tentazione forte per velocizzare i tempi, ma porta con sé un coefficiente di rischio elevato.
Tagliare le norme presenti nel testo rischia infatti di scontentare non soltanto una parte delle minoranze, che vedrebbero decadere i propri emendamenti, ma soprattutto diversi parlamentari della stessa coalizione di governo. L’assessore Dagnino ha tenuto a precisare con fermezza che l’iniziativa dello stralcio non proviene dall’esecutivo regionale, richiamando l’aula alla responsabilità e ricordando come ogni giorno perso in prassi ostruzionistiche rappresenti un danno diretto per la collettività.
Il Presidente Galvagno e l’assessore Dagnino stanno quindi lavorando senza soluzione di continuità per orientare la maggioranza, cercando di respingere le ipotesi di stralcio più estreme e di blindare il provvedimento. Il percorso verso l’approvazione finale si preannuncia tuttavia irto di ostacoli, in un’atmosfera dove la dialettica politica ha ormai lasciato il posto a uno scontro frontale senza esclusione di colpi voluto dalle opposizioni, una guerra dove a pagare saranno i più deboli.
Dopo la sospensione dei lavori nel tardo pomeriggio di ieri, l’aula è stata riconvocata per oggi alle 15:00 con l’obiettivo di riprendere l’esame del testo e giungere al voto finale entro giovedì. Una corsa contro il tempo che impone a tutte le forze politiche un’assunzione di responsabilità non più rinviabile.