LA DC ESPLODE: SAMORÌ ACCUSA PACE E TOTÒ CUFFARO

di Umberto Riccobello

Alla fine, è successo: la DC esplode in uno scontro politico e giudiziario dai toni drammatici. Il partito dello scudocrociato si ritrova immerso in una vera e propria guerra di potere che rischia di paralizzarne l’azione, trascinando le varie componenti dinanzi ai giudici. La scintilla che ha scatenato lo scoppio è stata la decisione del Consiglio nazionale, convocato a Roma lo scorso 30 settembre dal Presidente Renato Grassi, di eleggere Segretario nazionale Carmelo Pace, deputato e capogruppo all’Assemblea Regionale Siciliana.

E proprio come in un motore termico a quattro tempi, la fase successiva allo scoppio è lo scarico. Uno scarico avvenuto ieri nel corso della Direzione nazionale quando, con una manovra drastica, è stata deliberata la decadenza di tutti i commissari regionali i cui incarichi non siano stati decretati dalla Direzione Nazionale.

Lo snodo più rilevante di questa riorganizzazione tocca direttamente la Sicilia, da sempre roccaforte elettorale del partito. Qui Pace ha preso in mano le redini dell’organizzazione regionale come commissario ad interim al posto di Salvatore Giuffrida, già deputato all’Ars. Quest’ultimo era stato nominato commissario nell’Isola da Giampiero Samorì — il cui ruolo di segretario nazionale facente funzioni assunto dopo l’uscita di scena di Totò Cuffaro era stato fortemente contestato — proprio per blindare i vertici locali.

Nello stesso vertice romano, l’organismo ha rimodellato l’assetto del partito nominando il piemontese Mauro Carmagnola alla carica di segretario organizzativo e affidando al palermitano Riccardo Galioto il coordinamento dell’ufficio politico nazionale. Per completare la strategia di consolidamento della nuova leadership e consentire un’ulteriore mobilitazione della base, la direzione ha inoltre deliberato di prorogare la campagna di tesseramento fino al termine del mese di dicembre.

La replica di Gianpiero Samorì, che rivendica la propria piena legittimità nella carica di segretario nazionale facente funzioni, non si è fatta attendere ed è arrivata con toni aspri. Samorì ha contestato radicalmente la regolarità formale e la validità legale della riunione del Consiglio nazionale che ha proclamato l’elezione di Pace, definendo le sue decisioni come giuridicamente inesistenti, nulle e del tutto prive di efficacia per la vita del partito.

Forte delle proprie convinzioni, Samorì ha rifiutato qualsiasi atto compiuto, rigettando l’azzeramento dei vertici territoriali e confermando ufficialmente il calendario per il congresso nazionale da lui già indetto presso l’hotel Ergife della capitale per le giornate del 24 e 25 ottobre.

Nella sua dura presa di posizione, Samorì ha anche rivolto un monito diretto a Pace sul rispetto delle regole e dello statuto interno, richiamando l’importanza della legalità formale e lanciando una grave accusa di ingerenza nei confronti dell’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, accusandolo di essere stato “parte attiva anche in questa vicenda”, nel tentativo di condizionare gli equilibri di una forza politica che non può più essere considerata una proprietà personale.

Lo scontro interno rivela così una frattura profonda tra due visioni inconciliabili: da un lato la linea di Pace e dei parlamentari siciliani iscritti al gruppo parlamentare regionale, e dall’altro il tentativo di Samorì di prendere in mano le redini del partito portato avanti nella fase post-cuffariana. La contesa è ormai destinata a varcare i confini del dibattito politico per approdare con ogni probabilità nelle aule giudiziarie, dove un tribunale sarà chiamato a pronunciarsi sulla validità degli atti e a stabilire chi detenga la reale rappresentanza legale del partito.