PROTESI AL PENE: BUFERA ALL’OSPEDALE DI AGRIGENTO

di Redazione

Le protesi al pene erogate a spese della sanità pubblica finiscono al centro di un’inchiesta ad Agrigento, dove un articolato meccanismo fraudolento avrebbe trasformato il presidio ospedaliero San Giovanni di Dio in un punto di riferimento per l’impianto gratuito di dispositivi medici per la disfunzione erettile grave, un trattamento chirurgico che prevede l’inserimento all’interno dei corpi cavernosi dell’organo maschile di cilindri idraulici o semirigidi capaci di restituire la funzionalità sessuale.

L’intervento comporta costi rilevanti per il Servizio Sanitario Nazionale, dal momento che il solo dispositivo può superare gli 8.000 euro, ragione per la quale la legge limita la copertura pubblica unicamente a quadri clinici di particolare gravità, come quelli legati a patologie oncologiche.

Secondo le ipotesi formulate dalla magistratura inquirente, la struttura ospedaliera si sarebbe invece convertita in una specie di centro d’attrazione di ampia portata grazie a un presunto sistema basato sulla falsificazione sistematica della documentazione medica. Le indagini della Procura della Repubblica, guidate dal pubblico ministero Alessia Battaglia, ipotizzano reati particolarmente gravi a carico di cinque professionisti, tra i quali figurano tre direttori di struttura complessa e un medico successivamente licenziato dalla dirigenza dell’azienda sanitaria. Le fattispecie di reato contestate spaziano dall’associazione a delinquere al peculato, fino al falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

Gli accertamenti traggono origine da alcune anomalie riscontrate durante le verifiche interne dell’Azienda Sanitaria Provinciale, insospettita dall’improvviso incremento delle richieste di rimborso e dall’afflusso anomalo di assistiti provenienti da altre province e regioni. Ad alimentare il volume delle operazioni avrebbe contribuito una costante attività di promozione sui canali social, strutturata per attrarre utenti al di fuori delle vie di accesso convenzionali. Questo andamento insolito ha spinto l’assessorato regionale alla Salute a predisporre un’ispezione ad hoc, preludio all’intervento delle forze dell’ordine.

Nel luglio del 2025, i carabinieri del NAS di Palermo hanno fatto ingresso nei reparti ospedalieri per acquisire 112 fascicoli sanitari relativi alle operazioni eseguite in un arco temporale compreso tra il 2018 e il 2024. Dall’esame dei documenti emerge una crescita esponenziale delle procedure, passate da pochissimi casi annuali iniziali fino a raggiungere il picco di quarantaquattro interventi registrato nel 2023, prima di una brusca contrazione arrivata quando le prime verifiche interne erano ormai avviate.

Gli inquirenti stanno attualmente completando le perizie medico-legali e contabili per stabilire il preciso ammontare del danno patrimoniale arrecato alle casse pubbliche e individuare le singole responsabilità personali all’interno della struttura sanitaria.