Cateno De Luca continua a muoversi con dinamismo nel panorama politico siciliano, accelerando una riorganizzazione che punta a rimodellare gli equilibri dell’Assemblea Regionale Siciliana. Con le sue ultime mosse strategiche, il deputato e leader di Sud chiama Nord dimostra di saper cogliere ogni spiraglio utile per espandersi e rafforzare la presenza del suo movimento all’interno dei palazzi del potere isolano. L’accordo più recente ha portato tra le fila del suo progetto politico il deputato ed ex assessore alle Autonomie locali Andrea Messina, figura di rilievo uscito dai ranghi della Democrazia Cristiana, a cui si affianca anche il sostegno dell’ex assessore regionale al Turismo Mimmo Rotella, esponente dell’area catanese.
L’operazione non si limita a un semplice cambio di maglia, ma punta a un disegno ben più articolato: la nascita del cantiere politico “Liberi e Forti”, propedeutico alla creazione di una seconda componente parlamentare che vada ad affiancare Sud chiama Nord. L’intenzione dichiarata è quella di aggregare ulteriori parlamentari scontenti o in cerca di nuova collocazione entro la fine del mese di novembre, così da strutturare una forza capace di condizionare l’aula e proiettarsi verso le prossime competizioni elettorali. Il quadro che ne emerge racchiude tuttavia diverse sfaccettature e molteplici chiavi di lettura politica.
Da un lato appare evidente la capacità tattica di attrarre portatori di consenso sui territori, sfruttando sapientemente le frizioni intestine agli altri schieramenti. Dall’altro lato, però, appare evidente come una parte dei candidati ed esponenti che oggi scelgono di salire sul transfer politico concesso con generosità da Cateno De Luca risponda a pure logiche di mero opportunismo e calcolo personale.
In una fase di forte fluidità dei partiti regionali, salire a bordo di un mezzo dinamico offre una rendita di posizione immediata, un riparo dalle turbolenze interne alle altre forze politiche, e un posizionamento ritenuto valido per la prossima competizione regionale. Non vi è alcuna garanzia, tuttavia, che i nuovi compagni di viaggio se eletti decidano di rimanere fedeli all’interno del movimento per l’intera durata della prossima legislatura, viste le frequenti oscillazioni e i repentini cambi di casacca che caratterizzano la politica siciliana.
Del resto, la storia recente del movimento invita alla cautela: durante le scorse elezioni regionali la lista guidata da De Luca era riuscita a conquistare ben sei seggi all’Assemblea Regionale Siciliana, per poi perderne quattro a causa di defezioni e passaggi ad altri gruppi. Eppure, anche di fronte al rischio di ripetere simili dinamiche, il bilancio dell’operazione per il sindaco di Taormina resterebbe ampiamente positivo. Qualora anche la nuova pattuglia dovesse rivelarsi instabile nel lungo periodo, De Luca trarrebbe comunque la sua immediata convenienza, capitalizzando nel migliore dei modi il patrimonio di voti e il consenso elettorale che questi nuovi innesti porteranno in dote alla sua causa nel breve e medio termine.
Mentre a livello nazionale l’accordo con Fratelli d’Italia è stato già ratificato, a Palermo De Luca prova a spacciare la linea dell’autonomia totale. La realtà smentisce però questa narrazione. L’ambizione di costruire un’alternativa trasversale per arrivare alla guida della Regione non è affatto realizzabile: l’intesa stretta con il centrodestra di fatto lo impedisce e fissa un tetto preciso alle sue aspirazioni, riducendo verosimilmente il risultato raggiungibile al massimo ad una vicepresidenza.