Fratelli d’Italia a Palermo organizza a Piazza Politeama per domenica 18 una raccolta firme della campagna nazionale ‘Nessuna resti nascosta’ contro l’uso del burqa e del niqab, ossia del velo integrale utilizzato da (ma sarebbe meglio dire imposto a) alcune donne di religione islamica che seguono precetti integralisti.
All’iniziativa, tesa a riaffermare l‘inviolabilità della dignità e della libertà di ogni donna, parteciperanno Sara Kelany, responsabile nazionale immigrazione di FdI; il commissario regionale Luca Sbardella; il senatore Raoul Russo; la deputata Carolina Varchi; gli assessori regionali Alessandro Aricò e Francesco Scarpinato, l’europarlamentare Giuseppe Milazzo e il sottosegretario Giampiero Cannella.
La raccolta firme sostiene il disegno di legge di Fratelli d’Italia che chiede il divieto di indossare il velo integrale in tutti i luoghi pubblici. La proposta estende la norma già prevista nel recente decreto scuola che vieta la copertura del volto durante le attività scolastiche.
Appare evidente che, a prescindere dalle posizioni politiche di ognuno, si tratta di una norma tesa ad impedire condizioni di sottomissione delle donne che ancora esistono in particolare in alcune frange estremiste della religione islamica.
A fronte di una battaglia di civiltà volta a contrastare un simbolo d’oppressione delle donne che dovrebbe vedere un consenso unanime delle diverse parti politiche, lascia sgomenti la reazione della vicesegretaria del Partito Democratico in Sicilia, Valentina Chinnici. La rappresentante dem ha dichiarato che «Palermo è una città che ha sempre saputo praticare l’accoglienza e l’integrazione, nonostante le difficoltà, e non ha bisogno di lezioni di intolleranza».
La posizione assunta dalla rappresentante del PD rappresenta un clamoroso passo indietro sul terreno dei diritti civili. Arrivare a bollare come “intolleranza” una manifestazione rivolta a liberare alcune donne da imposizioni oscurantiste significa compiere una vera e propria abiura della storica matrice riformista e femminista che la sinistra dovrebbe avere. Di fatto, in nome di un relativismo culturale esasperato, la dirigenza dem finisce per voltarsi dall’altra parte di fronte al burqa, sacrificando il valore fondamentale della libertà e dell’autodeterminazione femminile sull’altare della contrapposizione ideologica.