CALA LA POVERTÀ IN SICILIA

di Antonino Piscitello

I dati Istat per il 2025 certificano un miglioramento del quadro socio-economico per la Sicilia e le Isole. Le statistiche segnano un’inversione di tendenza positiva rispetto al passato, evidenziando una contrazione della povertà assoluta. 

A livello nazionale, il numero di individui in condizione di indigenza si attesta a 5,4 milioni, corrispondenti a poco più di 2,1 milioni di famiglie. L’incidenza della povertà assoluta tra i nuclei familiari italiani scende all’8,0% (rispetto all’8,4% registrato nel 2024), mentre quella relativa agli individui si riduce al 9,3% (dal precedente 9,8%).

In questo quadro di generale contrazione, l’area del Sud e delle Isole registra un tangibile arretramento del fenomeno. Le famiglie in condizione di indigenza nelle isole sono infatti scese a 272 mila, segnando un calo evidente rispetto alle 316 mila registrate nel 1024. Di conseguenza, si alleggerisce in modo significativo anche il bilancio dei singoli individui coinvolti, passati da 851 mila a 723 mila.

In termini percentuali, l’incidenza sui nuclei familiari si riduce al 9,6% (contro il precedente 11,2%), mentre quella sui cittadini scende dal 13,4% all’11,4%. A guidare questa dinamica di ripresa sono soprattutto i comuni al di sotto dei 50 mila abitanti, dove il tasso di povertà crolla in modo vistoso fino all’8,3%.

Nonostante il numero complessivo degli indigenti si sia oggettivamente ridotto, le statistiche impongono comunque di mantenere l’attenzione sulle condizioni di chi resta al di sotto della soglia. L’intensità della povertà, ossia il divario tra la capacità di spesa reale e quella minima necessaria per i bisogni primari, è salita al 19,0%: ben 2 punti percentuali in più rispetto al 17% dell’anno precedente.

Rimangono inoltre evidenti le difficoltà per alcune categorie strutturalmente fragili. L’incidenza tra i minori si attesta al 15,2%, mentre l’assenza di una casa di proprietà spinge in povertà il 22,4% delle famiglie in affitto. Anche il fattore cittadinanza continua a pesare: i nuclei interamente composti da stranieri registrano un tasso di indigenza del 36,3%, contro l’8,2% delle famiglie italiane.

Registrare un tasso di povertà su questi livelli rappresenta in ogni caso una criticità gravissima, un fatto triste e una vergogna da superare per il tessuto sociale italiano. Tuttavia, i numeri smentiscono l’assunto, spesso veicolato dagli schieramenti di sinistra, secondo cui la povertà in Italia sia in continuo aumento. I dati dimostrano il contrario: negli ultimi anni la povertà è diminuita.

Pur trattandosi di una flessione che non procede alla velocità di cui ci sarebbe bisogno e che molti di noi vorrebbero più marcata, il calo è un dato oggettivo. Questo andamento è riconducibile anche e soprattutto alle scelte prese dal governo Meloni. Si tratta di politiche che possono non essere condivise ideologicamente, ma delle quali, di fronte ai dati statistici, è necessario riconoscere gli ottimi risultati. In una fase storica in cui l’indigenza è cresciuta in molti paesi, occidentali e non, i numeri confermano che in Italia, seppur di poco, la povertà è calata, e questo rappresenta per tutti un grande risultato.

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