REGIONALI: IL TEMPO È ADESSO?

di Redazione

“Il tempo è adesso, l’ho detto e lo ripeto: vale per Palermo, vale per la Sicilia, vale per Milano, vale per Roma, vale per Napoli”. È attorno a questo perentorio appello che Giorgio Mulè prova a riaccendere il dibattito all’interno del centrodestra. L’esponente di Forza Italia e vicepresidente della Camera ha pronunciato queste parole a Washington nel corso del confronto intitolato “Sicilia, la maledizione della Grande Bellezza” condotto dal giornalista Mario Barresi nell’ambito degli “Italpress Award” e incentrato sui paradossi e sulle opportunità di sviluppo della Sicilia.

E muovendosi su questo delicato crinale, Mulè ha scelto di accelerare i tempi e rivolgersi direttamente ai vertici del proprio schieramento. Il parlamentare azzurro ha sostenuto che la coalizione non possa permettersi di arrivare a ridosso delle urne a tre o quattro mesi dalle elezioni.

Non sono affatto chiare, tuttavia, le ragioni per le quali Mulè si sia spinto con caparbietà per anticipare la scelta del candidato alla presidenza della Regione Siciliana. Tale sollecitudine non risulta affatto coincidere con quanto deciso nel vertice romano che ha visto la scorsa settimana il governatore Renato Schifani in colloquio con il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani.

La posizione sostenuta dal vicepresidente della Camera sembra peraltro non tenere conto del disallineamento temporale tra i vari appuntamenti elettorali menzionati. Se è vero che le grandi città citate nell’appello —Milano, Roma, Napoli, Palermo — andranno alle urne per la loro naturale scadenza amministrativa la prossima primavera, la Regione Siciliana raggiungerà il termine ordinario della consiliatura soltanto tra un anno, il prossimo autunno.

Inoltre, sebbene sia innegabile che conoscere in anticipo il nome del candidato comporti indubbi vantaggi sotto il profilo organizzativo e strategico, questo principio perde di validità quando c’è un presidente in carica, collega di partito, ancora intenzionato a giocarsi le (sebbene poche) carte a propria disposizione per una eventuale riconferma. Stabilire già oggi il nome di chi dovrebbe sostituire nella candidatura il governatore uscente finirebbe peraltro per indebolire pesantemente la sua figura, riducendone l’autorevolezza politica e la capacità di governo al punto da rendere quasi obbligatorie dimissioni anticipate prima della fine naturale del mandato.