ANTIMAFIA, LE VERITÀ NASCOSTE SULLE STRAGI

di Redazione

Le verità nascoste sulle stragi di Capaci e via D’Amelio continuano a scuotere le istituzioni e ad alimentare un acceso dibattito. A riaccendere il faro sulle troppe ombre che ancora avvolgono la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stata la drammatica audizione del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ascoltato ieri e per la terza volta a Palazzo San Macuto davanti alla Commissione Antimafia guidata da Chiara Colosimo. Il capo dell’ufficio inquirente nisseno, accompagnato dal suo pool, ha fornito una ricostruzione rigorosa ed estremamente severa delle recenti vicende giudiziarie, portando alla luce fatti e retroscena di eccezionale gravità.

Al centro del suo intervento vi sono le pesanti accuse indirizzate al senatore del Movimento 5 Stelle ed ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato e all’ex magistrato Gioacchino Natoli. De Luca ha rivelato come le intercettazioni eseguite dai suoi PM abbiano svelato una condotta volta ad alterare la trasparenza e l’efficienza dei lavori parlamentari: “Scarpinato e Natoli, intercettati dal mio ufficio, hanno concordato tutto: il contenuto della memoria da depositare a questa commissione, le dichiarazioni che avrebbe dovuto fare Natoli in Antimafia e persino la strategia da adottare, per seppellire di carte la presidente Colosimo”. Il magistrato ha inteso chiarire la portata dell’episodio, evidenziando come non si tratti di una telefonata in cui si specifica di raccontare la verità, “Il senatore Scarpinato – ha aggiunto De Luca – ha fatto un inquinamento probatorio ad ampio raggio”.

Il procuratore di Caltanissetta ha anche preso con forza le difese del giudice per le indagini preliminari Santi Bologna, finito al centro di aspre polemiche dopo l’archiviazione del fascicolo su mafia e appalti, in cui lo stesso gip aveva contestato a Scarpinato un’attività depistante. De Luca ha respinto con fermezza le contestazioni mosse al magistrato giudicante, spiegando di aver messo in conto fin dall’inizio la possibilità di subire attacchi personali e di averne ricevuti di sproporzionati, ma sottolineando come sia del tutto intollerabile che l’offensiva si sia spostata sul giudice. Ha definito tale atteggiamento “un salto di livello sproporzionato”, evidenziando l’assoluta mancanza di presupposti per colpire un magistrato che a Caltanissetta è considerato pienamente imparziale e mai sfiorato dal minimo sospetto di vicinanza ad alcun centro di potere. Il procuratore ha espresso amarezza anche per il silenzio della giunta nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati, pur prendendo atto del sostegno al gip arrivato dalla sezione locale dell’Anm.

Nella sua accurata analisi, De Luca ha ribadito come il dossier relativo a mafia e appalti costituisca una concausa dei drammatici attentati del 1992, pur garantendo che la sua procura non intende trascurare alcuna pista d’indagine: “Si continua a indagare anche sui filoni dell’agenda rossa, della massoneria e della pista nera”. A tal proposito, l’aggiunto Pasquale Pacifico ha confermato che c’è un’indagine “sulla massoneria deviata (…) ma su questo non posso dire altro”, ambito entro cui le ipotesi investigative degli inquirenti valutano anche l’eventuale ombra di una loggia che avrebbe potuto coinvolgere l’ex procuratore Giovanni Tinebra, mentre riguardo agli approfondimenti condotti in passato da Scarpinato sulla pista nera e sulla figura di Stefano Delle Chiaie, sulla base delle inconsistenti dichiarazioni di Maria Romeo e Alberto Lo Cicero, De Luca ha affermato che hanno scavalcato “il muro invalicabile della competenza funzionale di Caltanissetta” e li ha giudicati peraltro totalmente infondati: “È zero tagliato in base alla scala Kelvin. In base alla scala Celsius si tratta di meno 273,31 gradi, lo zero assoluto”.

Le nette affermazioni del capo della Procura nissena hanno provocato una forte reazione all’interno della Commissione. I deputati e i senatori di Fratelli d’Italia, tra cui il senatore Raoul Russo, hanno sostenuto che “chi ha usato l’Antimafia per inquinare le prove e aggredire i giudici che cercano la verità su Paolo Borsellino non può continuare a farsi scudo della poltrona di commissario per sottrarsi alle domande. Per questo, e a maggior ragione oggi dopo l’audizione del Procuratore De Luca, chiediamo a Scarpinato di dimettersi subito”.

Non vi sono dubbi che si sia trattato di un’audizione destinata a lasciare un segno indelebile e a fare da spartiacque nella ricerca della verità sulle stragi del 1992.