TERMOVALORIZZATORI: L’OSTRUZIONISMO DI CHI SA DIRE SOLTANTO NO

di Antonino Piscitello

L’iter autorizzativo per la realizzazione dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania si trova al centro di un nuovo confronto istituzionale, a seguito dell’atto di diffida presentato alla Regione Siciliana e ai partecipanti alla Conferenza di Servizi da sei sigle sindacali e ambientaliste (Federconsumatori, Legambiente, WWF, Zero Waste, CGIL e Italia Nostra).

Le organizzazioni hanno richiesto la sospensione in autotutela del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), fissando un termine di 30 giorni prima di un eventuale ricorso alla magistratura e sollevando perplessità sulla completezza della documentazione amministrativa e sulle valutazioni di impatto sanitario.

Nel dettaglio, le argomentazioni contenute nella diffida sottolineano come le analisi ambientali si limitano al calcolo delle sole emissioni teoriche e standard d’esercizio dei futuri impianti. Secondo le sei organizzazioni, l’istruttoria dovrebbe necessariamente includere la misurazione dell’impatto cumulativo, sommando le nuove emissioni alle pressioni ambientali preesistenti sui territori e analizzando il quadro sanitario locale.

A supporto delle proprie preoccupazioni, il documento delle associazioni richiama evidenze epidemiologiche del territorio. In base a tali dati, nelle aree caratterizzate da storica e intensa contaminazione analoga si registrerebbe un incremento dell’incidenza tumorale rispetto ai territori non esposti.

Di contro, le analisi tecniche a sostegno del piano regionale evidenziano come la comparazione con le problematiche sanitarie storiche debba tenere conto delle profonde differenze tecnologiche tra le vecchie strutture del passato e gli impianti di nuova generazione. L’introduzione di moderni termovalorizzatori punta inoltre a sostituire il modello ormai insostenibile delle discariche a cielo aperto, vere responsabili delle emissioni incontrollate di biogas, della contaminazione delle falde acquifere e degli incendi spontanei che producono diossine e che da anni gravano sull’ambiente e sulla salute pubblica in Sicilia.

Nel contesto della procedura d’esame, la chiusura della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) rappresenta la sede per integrare i rilievi sanitari richiesti dall’ASP di Palermo e verificare il quadro emissivo complessivo. I progetti previsti per i siti di Palermo e Catania possiedono infatti sistemi di abbattimento e filtrazione ad altissima efficienza, progettati per trattenere oltre il 99% delle polveri sottili e ridurre le emissioni di diossine e metalli a valori quasi trascurabili, ben al di sotto dei limiti prescritti dalla Direttiva Europea IED.

Dal punto di vista gestionale ed economico, i due impianti – dimensionati per trattare circa 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti non riciclabili – si affiancano all’obiettivo della raccolta differenziata al 65%. La chiusura del ciclo dei rifiuti permetterebbe di azzerare i costi di spedizione degli scarti fuori regione e di abbattere il conferimento in discarica sotto la soglia del 10%, assicurando la stabilità della TARI per i cittadini e garantendo all’isola indipendenza gestionale e sicurezza ambientale.

È ormai evidente che la gestione dei rifiuti in Sicilia richieda scelte strutturali non più rinviabili. In questo scenario, la scelta di bloccare le nuove infrastrutture finirebbe per generare un paradosso dalle conseguenze dirette sulla vita e sulla salute dei cittadini. Rifiutare a priori impianti moderni e sottoposti a continui controlli non protegge affatto la popolazione, ma lascia il sistema di gestione dei rifiuti ancorato ai metodi del passato, mettendo ancora più a rischio la salute dei cittadini. Mantenere in vita un modello basato sull’accumulo in discarica, che comporta inevitabilmente incendi e perdite non monitorate nel suolo espone le comunità a inquinanti esponenzialmente più pericolosi delle emissioni rigorosamente filtrate e tracciate dei termovalorizzatori di ultima generazione.

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