IL MORBO INFURIA, IL PAN CI MANCA…

di Angelo Todaro

«Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca». Sono i celebri versi di Arnaldo Fusinato, scritti nel 1849 per raccontare le ultime ore della Repubblica di Venezia. Parole che appartengono alla storia, ma che oggi suggeriscono una riflessione sulla Sicilia e sulle sue contraddizioni.

Il morbo è la sfiducia nelle istituzioni. Il pane che manca rappresenta le opportunità economiche e occupazionali insufficienti. La bandiera bianca è il rischio della rassegnazione.

Le tensioni sociali, le vertenze lavorative e le vicende giudiziarie che interessano, a vario titolo, ambienti della politica e dell’amministrazione alimentano interrogativi sulla qualità della governance. Le responsabilità penali sono individuali e devono essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione d’innocenza. Esiste però anche una responsabilità politica: garantire procedure trasparenti, controlli efficaci e criteri rigorosi nelle nomine. Quando autorizzazioni e investimenti dipendono da procedure eccessivamente complesse, aumentano i costi per le imprese e le occasioni di discrezionalità impropria. La risposta deve includere prevenzione, semplificazione e responsabilità amministrativa.

Da economista e imprenditore mi domando perché una regione ricca di risorse fatichi a trasformarle in benessere diffuso. Pesano infrastrutture insufficienti, difficoltà di accesso al credito, frammentazione produttiva, carenze dei servizi pubblici e distanza tra formazione e lavoro. Non basta spendere denaro pubblico: bisogna misurare quanta occupazione stabile, produttività e ricchezza generi quella spesa. Un’infrastruttura incompleta non è sviluppo; un progetto annunciato e mai realizzato non diventa un risultato perché compare in una conferenza stampa.

La Sicilia dispone di condizioni favorevoli alla produzione da fonti rinnovabili, soprattutto solare ed eolica. Eppure famiglie e imprese restano esposte ai costi energetici. Il potenziale produttivo non garantisce automaticamente prezzi competitivi: occorrono reti moderne, accumuli, investimenti, autorizzazioni efficienti e strumenti per distribuire i benefici della transizione. La povertà energetica significa anche rinunciare a riscaldamento, raffrescamento e condizioni abitative adeguate. La transizione sarà efficace quando porterà vantaggi misurabili a famiglie, piccole imprese e comunità.

Partire deve essere una libertà, non una necessità economica. Occorre rafforzare il collegamento tra università, ricerca, formazione tecnica e sistema produttivo, sostenendo investimenti in energia, agroindustria, economia del mare, turismo, logistica e tecnologie ambientali. Il turismo da solo non sostituisce una politica industriale; agricoltura e pesca richiedono filiere innovative, infrastrutture e accesso ai mercati. La Sicilia deve aumentare il valore economico che produce, non soltanto il numero dei visitatori che accoglie.

Il confronto tra maggioranza e opposizione è fisiologico. Il problema nasce quando candidature, incarichi ed equilibri interni prevalgono sulle necessità dei cittadini. La stabilità istituzionale è uno strumento per governare, non un risultatoda celebrare indipendentemente da ciò che si realizza. Una classe dirigente deve essere valutata attraverso tempi delle autorizzazioni, investimenti completati, occupazione, qualità della sanità e condizioni economiche delle famiglie.

Il cambiamento richiede obiettivi misurabili: digitalizzazione e tempi certi dei procedimenti; un piano energetico che integri rinnovabili, reti, accumuli e contrasto alla povertà energetica; occupazione qualificata e valorizzazione dei giovani; una strategia industriale per agroalimentare, economia del mare, turismo e logistica; valutazione trasparente degli investimenti pubblici. Ogni intervento deve avere coperture finanziarie, tempi, responsabilità e indicatori verificabili. Prima il progetto, poi le risorse e la verifica dei risultati.

La Sicilia non è Venezia assediata e il suo destino non è scritto. La fiducia si ricostruisce quando i cittadini vedono funzionare le istituzioni e le imprese trovano condizioni per investire, produrre e assumere. Il morbo della sfiducia si combatte con la credibilità. Il pane delle opportunità si crea con il lavoro e gli investimenti. La bandiera bianca si evita con istituzioni capaci di decidere, realizzare e rendere conto. La Sicilia non ha bisogno di arrendersi: ha bisogno di una politica che smetta di amministrare le emergenze e cominci a governare il futuro.

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Prof. Angelo Todaro

Economista e Imprenditore