L’ONOREVOLE LA VARDERA PORTA LA DEMOCRAZIA IN PROCURA

di Redazione

L’onorevole La Vardera ha inscenato l’ennesima sterile polemica all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana, irritato dal fatto che la maggioranza si sia compattata sulla manovra economica superando agevolmente il voto segreto e l’atteggiamento ostruzionistico dell’opposizione, arrivando a minacciare di portare in Procura gli atti del dibattito e in particolare quelli sui fondi territoriali.

Una mossa plateale che apre ancora una volta e inevitabilmente una riflessione sulla natura di una simile condotta, spingendo a chiedersi se si tratti di pura ignoranza o di protervia. Davanti a un atteggiamento di questo tipo, appare doveroso ricordare che l’Assemblea Regionale Siciliana è un organo costituzionale e che i deputati regionali non possono essere perseguiti o chiamati a rispondere per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Si chiama democrazia.

Entrando nel merito del comportamento dell’esponente politico, risulta difficile comprendere se il leader di Controcorrente disconosca le prerogative fondamentali che tutelano i parlamentari, oppure se ne sia consapevole ma utilizzi il ricorso alla Procura a scopo propagandistico, per raccattare qualche like, provando inoltre a esercitare pressione sull’aula attraverso la minaccia costante dell’intervento giudiziario. Questa seconda ipotesi delineerebbe un quadro in cui la giustizia verrebbe strumentalizzata esclusivamente per condizionare l’avversario politico e recuperare visibilità a spese delle istituzioni.

Tentare di intimidire l’aula rappresenta una gravissima caduta di stile che qualifica perfettamente l’approccio politico del personaggio. La sovranità del parlamento siciliano non può essere scalfita da fughe in avanti prive di qualsiasi fondamento giuridico, le quali finiscono per ridursi a boutade buone soltanto per i titoli dei giornali compiacenti, ma prive di alcuna consistenza nei fatti. La buona politica cede così il passo a una sceneggiata che svilisce il confronto democratico, dimostrando come la ricerca del consenso a tutti i costi prevalga ormai sul rispetto delle regole basilari che governano la vita della Regione.