La proroga delle «zone rosse» nel cuore di Palermo non è una semplice scelta amministrativa, ma la conferma di una strategia diventata ormai un presidio fondamentale per la sicurezza della città.
Introdotta lo scorso autunno dal prefetto Massimo Mariani, la misura era nata sulla scia del drammatico omicidio di Paolo Taormina in piazza Olivella, con l’istituzione dei primi tre perimetri a rischio: Teatro Massimo, Vucciria e l’asse Maqueda-Stazione. A questi si è aggiunta poco prima di Natale una quarta area, quella di piazza Nascè, segnata dal ferimento di una giovane donna.
Il meccanismo interviene in modo chiaro e mirato: nelle aree delimitate è vietata la permanenza, sette giorni su sette, a chiunque sia già stato segnalato all’autorità giudiziaria per reati di strada – dallo spaccio alle risse, dalle rapine agli scippi, fino alle occupazioni abusive e al porto abusivo d’armi. Per chi è già stato denunciato, scatta l’allontanamento immediato e la possibilità di un Daspo urbano disposto dal questore.
I dati del primo semestre confermano l’efficacia e l’equilibrio della misura. Su oltre 55.000 persone identificate, i provvedimenti di allontanamento sono stati 44. Questa netta sproporzione non indica inefficienza, ma dimostra la natura selettiva dei controlli: residenti, turisti, lavoratori e frequentatori del centro non subiscono alcuna riduzione delle proprie libertà – a smentita di chi, dalle opposizioni, agitava lo spauracchio di un controllo indiscriminato – mentre l’azione di contrasto si concentra esclusivamente su chi ha alle spalle condotte illecite o violente. I numeri testimoniano una crescita costante del presidio: a metà gennaio, dopo i primi tre mesi, i controlli erano stati 27.865 con 27 allontanamenti notificati.
Si tratta di un rigore che incontra l’apprezzamento di chi vive e anima l’economia locale. Come ha sottolineato la presidente di Fiepet Confesercenti Palermo, Doriana Ribaudo, la presenza costante delle forze dell’ordine e l’uso del Daspo urbano rappresentano una tutela concreta per chi lavora ogni sera nel centro storico e chiede solo di poter svolgere la propria attività in sicurezza.
Tuttavia, non bisogna cadere nell’errore di considerare l’ordinanza una soluzione definitiva. Gli episodi di violenza che continuano a registrarsi dimostrano che nessuna misura emergenziale può, da sola, estirpare la microcriminalità. Ma proprio per questo la continuità è fondamentale: smantellare i controlli dopo i primi riscontri avrebbe vanificato lo sforzo profuso finora.
La scelta della Prefettura va dunque nella direzione giusta. La proroga offre un segnale di presenza ai cittadini e garantisce alle forze dell’ordine il tempo necessario per consolidare i traguardi raggiunti. Al tempo stesso, resta aperto il cantiere più complesso: quello di affiancare alla repressione necessaria anche un piano integrato su illuminazione, decoro urbano, rigenerazione dei quartieri e creazione di spazi di aggregazione sicuri dedicati ai più giovani, perché la vera sicurezza si costruisce restituendo bellezza e piena vivibilità agli spazi pubblici.