POLITICA REGIONALE: STALLO A SINISTRA E AVANTI A DESTRA

di Redazione

La politica regionale assomiglia al volo di un bimotore in uno dei tanti film in cui si vede cedere un motore mentre l’altro continua a funzionare. Il motore di sinistra si surriscalda subito dopo il decollo e cede sputando fumo e scintille, mentre quello di destra continua a girare a pieno regime, garantendo che il viaggio prosegua fino all’atterraggio. E così, ben prima della scadenza naturale delle urne, il campo largo offre lo spettacolo di una coalizione profondamente divisa su strategie e leadership, intrappolata in una ragnatela di veti incrociati e tensioni interne che frenano qualsiasi prospettiva di intesa unitaria.

All’interno del Partito Democratico la situazione si muove tra lacerazioni e tentativi di riorganizzazione, con la preparazione di un nuovo organismo di gestione unitario che sarà diretto da Giuseppe Provenzano per individuare una sintesi politica. La preoccupazione principale dei dem riguarda la necessità di trovare una figura autorevole in grado di reggere il confronto ai gazebo con l’attivismo demagogico di Ismaele La Vardera, la cui discesa in campo ha scompaginato gli equilibri della coalizione e, se vincesse le primarie, rischierebbe di trasformare la competizione in una vera e propria debacle.

Nessuno, a parte La Vardera, vuole davvero le primarie: non le vuole il PD e non le vuole il Movimento 5 Stelle. I pentastellati rifiutano lo strumento per non subire le imposizioni calate dall’alto da Giuseppe Conte, fautore di un’intesa con l’ex iena fondata su uno scambio politico d’oltre stretto — un sostegno reciproco tra Sicilia e primarie nazionali — che tronca le residue ambizioni di Nuccio Di Paola di gareggiare quale presidente della Regione e finirebbe per penalizzare il radicamento territoriale del movimento, lasciando che Controcorrente attinga al suo stesso bacino di voti.

In questo scenario si inseriscono le mosse sfrontate di Cateno De Luca, il quale ha scompaginato le carte indicando preventivamente alcuni esponenti della sinistra come assessori di un suo ipotetico esecutivo futuro, lasciando i diretti interessati — Luigi Sunseri, Fabio Venezia e Nello Dipasquale — chiusi in un imbarazzato e imbarazzante silenzio. Nel frattempo, dalle file di Italia Viva, prosegue il tour dell’ex eurodeputato Pietro Bartolo per promuovere la propria candidatura, pur continuando paradossalmente ad auspicare un accordo di vertice che eviti il ricorso alle urne aperte nei gazebo.

Il resto delle forze politiche che compongono la coalizione — ben tredici le sigle riunite attorno a un tavolo a Palermo già alla fine di settembre per gettare le basi del programma — assiste impotente agli sviluppi, apprendendo le novità navigando sui social e sfogliando i giornali al mattino.

Questa cronica incapacità di sintesi del fronte progressista stride notevolmente con l’azione istituzionale portata avanti dalla maggioranza di governo guidata da Renato Schifani. Il centrodestra prosegue infatti nella propria attività amministrativa lontano dalle fibrillazioni della contesa elettorale, concentrandosi sull’approvazione delle riforme economico-finanziarie, sulla gestione delle risorse strategiche e sulla messa a terra dei cantieri per l’isola.

Risultati concreti che consentono alla compagine di governo di mantenere la rotta e consolidare la propria stabilità politica, mentre la sinistra rimane bloccata alla ricerca di un nastro d’asfalto dove atterrare.