GIUSEPPE PROVENZANO COMMISSARIO PD IN SICILIA

di Umberto Riccobello

Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri della segretaria nazionale Elly Schlein, prende le redini di un Partito Democratico siciliano imploso, vittima delle sue stesse contraddizioni e di una guerra fratricida che dura da mesi. La mossa, formalizzata ieri nel corso di una riunione da remoto con i quadri dirigenti isolani, è un commissariamento in piena regola come da noi previsto, pur venendo ipocritamente spacciato per “mandato politico”.

Per comprendere e decifrare le dinamiche interne ai dem occorre possedere una chiave di lettura ben precisa: loro convivono da sempre con la presunzione di compiere un’azione spiegando ciò che è più conveniente, sicuri che le parole possano alterare la realtà dei fatti.

La narrazione ufficiale imbastita dal responsabile organizzativo Igor Taruffi serve soltanto a coprire la sostanza di un fallimento. Dopo le dimissioni del segretario regionale Anthony Barbagallo, arrivate al termine di una logorante stagione di veleni, ricorsi e denunce, la Schlein ha preferito un’operazione di Palazzo al confronto democratico. Ha sacrificato Barbagallo, un suo fedelissimo nell’isola, per sostituirlo di fatto con Giuseppe Provenzano, altro fedelissimo della sua cerchia ristretta. Un avvicendamento che cambia i volti alla regia ma lascia intatto lo storytelling centralizzato.

Nel corso del vertice in streaming a cui hanno preso parte parlamentari nazionali, regionali ed europei, l’unanimità sbandierata dai vertici appare del tutto di facciata. Le divergenze e i malumori continuano infatti a serpeggiare sottotraccia. Se da un lato la corrente riformista legata al senatore Alessandro Alfieri ha accettato di ritirare le firme dai ricorsi presentati contro il vecchio tesseramento, l’area che fa capo a Matteo Orfini, rappresentata in riunione da Antonio Rubino, ha preso tempo rifiutando di sottoscrivere la tregua e convocando un vertice separato a Palermo.

Persino l’ipotesi di istituire un direttorio di supporto — al cui interno avrebbero dovuto figurare esponenti come Teresa Piccione o lo stesso Barbagallo — dimostra quanto il partito sia incapace di trovare una sintesi senza ricorrere al manuale Cencelli.

Provenzano, chiamato ora a traghettare il partito verso le prossime scadenze elettorali comunali, regionali e nazionali, eredita un quadro politico estremamente complesso. Gli viene chiesto di costruire una proposta politica unitaria all’interno di un corpo elettorale sfiduciato e di una base disorientata dalle continue lotte intestine.

Una sfida che nel complesso travalica i confini della sede dem e investe direttamente la tenuta del cosiddetto “campo largo“, le cui dinamiche di coalizione appaiono drammaticamente inceppate. Sul tavolo resta aperto l’ingombrante quesito sull’opportunità di ricorrere alle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.

A spingere con forza per la consultazione ai gazebo è Controcorrente, che non ha perso tempo per ironizzare sulla nomina di Provenzano: il coordinatore Gandolfo Lo Verde ha salutato la designazione dell’ex ministro definendolo esplicitamente “commissario regionale”. Un’etichetta al veleno che, dietro gli auguri di rito, smaschera la finzione e lancia un chiaro avvertimento alla nuova gestione.