FUGA DA CONTROCORRENTE: PAXIA MOLLA LA VARDERA

di Redazione

Il progetto politico di Controcorrente si sta trasformando in un’arena di strappi, malumori e fughe precipitose. L’ennesimo addio arriva da Catania, dove l’ex deputata nazionale Maria Laura Paxia ha ufficializzato il proprio addio al movimento guidato da Ismaele La Vardera. Una decisione affidata a un duro filmato sui social network che accende i riflettori sulla vita interna della forza politica regionale, evidenziando una crepa su metodi e leadership. La sostanza della denuncia di Paxia è allarmante per l’organizzazione: venute meno le premesse di condivisione, partecipazione e democrazia interna che sembrava avessero caratterizzato la nascita del percorso.

Dietro la scelta dell’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle emerge l’immagine di un vertice sordo a ogni tentativo di dialogo. La condotta dell’onorevole La Vardera viene descritta come accentratrice, poco inclusiva e autoritaria. Nella gestione del movimento, il fondatore sembra aver fatto suo l’ormai celebre motto del Marchese del Grillo che è inutile ricordare.

Nessuno spazio per un confronto autentico, nessuna volontà di concordare la linea politica con chi ha messo a disposizione storia e competenze, ma solo direttive calate dall’alto da parte di chi scambia la politica per un monologo personale. Un atteggiamento che ha spinto la Paxia a sottolineare la necessità di distinguere la protesta dalla proposta, ricordando come la forza della buona amministrazione non si misuri certo dal volume della voce, ma dalla capacità di indicare soluzioni concrete ai problemi reali dei cittadini.

L’addio di Paxia non è un fulmine a ciel sereno, bensì l’ennesimo capitolo di una fuoriuscita di quadri. Quanto accaduto all’ex deputata catanese, infatti, era già successo a Sciacca, dove il movimento ha subito nei mesi scorsi la defezione dei consiglieri comunali Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò, anch’essi delusi da una gestione che non lasciava alcun margine di manovra e ascolto alle realtà territoriali.

Le crepe, del resto, non si fermano qui. Si raccontano e s’inseguono mugugni che agitano la piazza politico-amministrativa di Agrigento. Nel capoluogo girgentano la tensione era salita alta dapprima per il polverone mediatico che ha investito la nomina dell’ex vicesindaco Giovanni Crosta, culminato nelle sue dimissioni forzate, e successivamente per le polemiche legate all’aumento degli emolumenti destinati al sindaco Michele Sodano, sodale dell’onorevole La Vardera, alla giunta comunale e alla presidenza del Consiglio. Tutti segnali inequivocabili di una rotta smarrita, qualora ve ne fossa una, e di una base in fermento.