A PROCESSO PER ESTORSIONE LA FIGLIA DI TOTÒ RIINA

di Redazione

Al termine di un’attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, il giudice per le udienze preliminari Anna Liguori ha disposto il rinvio a giudizio per la figlia di Totò Riina, Maria Concetta, e per il marito Antonino Ciavarello. Le accuse mosse nei confronti dei due delineano un quadro giudiziario imperniato sul reato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di alcuni operatori economici attivi sul territorio toscano.

Secondo la ricostruzione accusatoria emersa dagli accertamenti investigativi diretti dal pubblico ministero, le pressioni esercitate nei confronti delle vittime avrebbero assunto contorni tanto insistenti quanto grotteschi, finalizzati a ottenere somme di denaro e generi alimentari necessari per far fronte a presunte difficoltà economiche quotidiane.

Nonostante il marito si trovasse ristretto all’interno della casa circondariale di Chieti, la coppia non avrebbe esitato a sfruttare la forza intimidatoria derivante dall’appartenenza familiare, adoperando messaggi telefonici e chiamate per incutere timore e piegare la volontà dei due imprenditori presi di mira.

Tra gli episodi documentati dagli inquirenti spicca la consegna di un migliaio di euro e di una cesta di prodotti alimentari elargita da un industriale senese, intimorito dal peso di quel nome e dai richiami espliciti a una continuità criminale che non ammette repliche. Un secondo operatore economico della zona pisana avrebbe invece scelto la strada della resistenza, rifiutandosi categoricamente di cedere alle richieste estorsive.

L’inchiesta restituisce l’immagine di un tentativo maldestro di replicare dinamiche criminali d’altri tempi, fondate sull’arroganza di un’ombra familiare che non pesa più come un tempo. La scelta di non prendere mai le distanze dal passato, rivendicando anzi un’appartenenza a quell’oscuro ambiente immutata nel tempo, ha finito per accelerare una caduta inevitabile.

Il dibattimento si aprirà ufficialmente il 27 gennaio davanti ai giudici della terza sezione del tribunale fiorentino, offrendo la sede istituzionale per accertare ogni singola responsabilità. Questa vicenda rappresenta la giusta fine per chi ha coltivato la folle ambizione di percorrere le sciagurate strade tracciate dal capomafia, dimostrando di non aver mai compreso la lezione della storia e della giustizia.